Licata, donna perde il bimbo al nono mese: assolti i medici

Licata, donna perde il bimbo al nono mese: assolti i medici

LICATA – Il Tribunale di Agrigento ha pronunciato sentenza di assoluzione perché “il fatto non costituisce reato” nei confronti di due medici in servizio all’ospedale San Giacomo d’Altopasso di Licata, finiti a giudizio con l’accusa di lesioni personali aggravate.

Il processo riguarda la gravidanza di una donna che aveva perso il bimbo al nono mese e che, in seguito all’asportazione dell’utero, era rimasta sterile.

Perde il bimbo al nono mese e resta sterile, assolti i medici finiti a giudizio

Il giudice Laerte Conti ha escluso ogni profilo di responsabilità a carico del ginecologo Marcello Pira e del medico del Pronto soccorso Michele Cannarozzo, assistiti dagli avvocati Luigi Ciotta, Salvatore Manganello e Salvatore Loggia.

Stando a quanto si apprende, la Procura, con il pm Gloria Andreoli, aveva chiesto la condanna del ginecologo a un anno e sei mesi di reclusione e del medico del Pronto soccorso a un anno e un mese.

Secondo la tesi accusatoria, i sanitari avrebbero sottovalutato i disturbi lamentati dalla paziente e, disponendo un ricovero anticipato di sei giorni, avrebbero potuto evitare sia la morte del feto sia l’intervento demolitivo.

Medici sotto accusa secondo i consulenti ma assolti dal Tribunale

I consulenti incaricati dalla Procura avevano evidenziato nella loro relazione che “conoscendo il percorso clinico della paziente avrebbe dovuto essere più attento e scrupoloso” e che “avrebbe dovuto essere più attento e non limitarsi, soprattutto negli ultimi due mesi, a consulti WhatsApp”.

In particolare, per quanto riguarda il ginecologo, i consulenti dei pm hanno ribadito che “conoscendo il percorso clinico della paziente, avrebbe dovuto essere più attento e scrupoloso”. Diversa, invece, la valutazione espressa in merito alla posizione del medico del Pronto soccorso Michele Cannarozzo: “Nell’unico accesso del 23 giugno del 2019 – hanno detto – avrebbe dovuto disporre il ricovero solo nell’ipotesi in cui fosse a conoscenza del percorso clinico precedente”.

Il giudice, al termine del dibattimento, ha però ritenuto non sussistenti gli elementi per affermare la colpevolezza degli imputati, pronunciando l’assoluzione. I familiari della donna si erano costituiti parte civile, assistiti dagli avvocati Pilato e Manto.

Fonte foto Ministero della Giustizia