AGRIGENTO – “Voglio che la mia audizione sia resa pubblica“: sono queste le parole utilizzate ieri dal testimone di giustizia Ignazio Cutrò durante un colloquio con le autorità giudiziarie a Palazzo San Macuto a Roma, sede della Commissione Parlamentare Antimafia.
L’imprenditore agrigentino, che ha denunciato la mafia dopo 10 anni di soprusi, estorsioni e minacce, ha rivelato di non volere che la sua dichiarazione rimanga segreta, affinché tutti abbiano la possibilità di leggere e conoscere il dramma vissuto dalla sua famiglia.
“La famiglia Cutrò non ha nulla da nascondere“, ha affermato subito dopo l’inizio dei lavori della Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle Mafie – Comitato X “Analisi dei programmi e dei procedimenti di protezione dei testimoni di giustizia e dei collaboratori di giustizia”.
Nei giorni scorsi era prevista una manifestazione di protesta davanti al Viminale, rinviata per dare ai testimoni la possibilità di prendere parte alle audizioni.
Secondo quanto affermato da Cutrò, che già in passato ha dato voce ai pericoli che affrontano ogni giorno coloro che decidono di denunciare la mafia, nel sistema di tutela statale vi sarebbero “gravi lacune“ per coloro che sono destinatari di misure di protezione speciale e questo avrebbe spinto i diretti interessati a “denunciare le inadempienze delle istituzioni” per garantire il trionfo della giustizia.
Immagine di repertorio



