Crocetta va in Procura, il Pd a Roma per il rimpasto

Crocetta va in Procura, il Pd a Roma per il rimpasto

Crocetta va in Procura, il Pd a Roma per il rimpasto

PALERMOIl presidente della Regione Rosario Crocetta sotto assedio su diversi fronti, dal Piano Giovani al rimpasto di governo, cerca di riprendere fiato spostando il tiro sul terreno che più gli è congeniale: l’attacco giudiziario. Torna a rispolverare l’ingrigito vessillo della legalità il presidente e il refrain è il consueto attacco alla burocrazia e agli sprechi. Si è, infatti, concluso il lavoro di ispezione della task force da lui voluta  su tutte le aziende partecipate della Regione.


Un lavoro di circa 150 pagine che sviscera l’universo degli sprechi di decine e decine di società con partecipazione regionale.


“I datiafferma Crocettapresentano comportamenti di amministratori del passato che, in presenza del divieto di assunzione vigente dal 2009, hanno assunto globalmente diverse centinaia di dipendenti ed effettuato progressioni verticali”.

Il corposo dossier è stato inviato per conoscenza alla procura della repubblica e alla corte dei conti di Palermo. Sguaina la spada giudiziaria il presidente e mina fendenti contro gli sprechi: “Le partecipateproseguenon saranno più corpi separati dove è possibile qualsiasi illecito”.

I numeri sono da brividi: ben 32 società in liquidazione con quasi 7mila e 700 dipendenti. Ma non è finita qui. Paradigmatica la gestione dell’Ast, l’azienda siciliana trasporti, che nonostante i bilanci traballanti ha assunto cinque persone e affidato consulenze per quasi 250mila euro in quattro anni.

Lavoro Sicilia, invece, ha sede in una zona “in” del capoluogo, via Principe Belmonte, con costi esorbitanti a cui si aggiungono le varie cause intentate da ex dipendenti per la riassunzione.

La Sas, servizi ausiliari Sicilia, per la sua sede nella centralissima via Libertà di Palermo spende 52mila euro l’anno.

Nei prossimi giorni il presidente della Regione ha promesso una conferenza stampa durante la quale presenterà ulteriori aspetti del dossier. Quest’ultimo, nelle parole di Crocetta, “deve determinare un immediato cambio di passo nella conduzione delle partecipate”.

Ad attendere al varco il presidente rimane il tanto paventato rimpasto di governo. Oggi dovrebbe tenersi un incontro capitolino nella sede del Pd per rilanciare la gestione siciliana e sanare la spaccatura in atto nell’isola tra i democratici di fede renziana e i cuperliani. Ai vertici romani del Pd, in particolare al vice segretario nazionale Lorenzo Guerini, verrà presentata una rosa di nomi per il rimpasto in giunta e dare il via al Crocetta ter.

Fausto Raciti, segretario isolano del Pd, ha dichiarato che si tratta di “un impegno unitario di un partito determinato a segnare una fase nuova” . “Vogliamo discutere con le altre forze –  ha aggiunto – e convocheremo a breve un tavolo di coalizione”.

Ieri, nella sede etnea di via Umberto dei democratici, si è tenuto un vertice con lo stato maggiore del partito della Sicilia orientale. Presenti, tra i tanti, gli onorevoli Pippo Digiacomo e Concetta Raia, il parlamentare Giuseppe Berretta e Angelo Villari. L’ex sindacalista è stato salutato al suo ingresso dalle ironie dei compagni di partito che lo chiamavano “assessore”. Un’ironia ben fondata perché l’ex sindacalista, vicino all’onorevole Raia di fede cuperliana, dovrebbe essere uno dei nomi proposti per il rimpasto di governo.

angelo villari

Angelo Villari

Tutto dipende anche dall’influsso di Mirello Crisafulli, plenipotenziario dell’area ennese, ma l’accordo sembra essere stato trovato. Sarà Cataldo Salerno, presidente della Kore di Enna, l’altro nome indicato. Al termine dell’incontro il presidente della commissione Sanità Pippo Digiacomo ha spiegato, diplomaticamente, che “dentro il Pd c’è una difficoltà oggettiva a resettare tutto e ripartire. Tutti quanti dobbiamo dare una prova di buona volontà a partire dal presidente della Regione”.

“Deve capire che se si cede qualcosa in termini di mediazione – prosegue Digiacomo – l’importante è che la Regione abbia un governo forte. Ci sono dei valori aggiunti come l’esperienza che non è sinonimo di vecchiume: un presidente in una realtà grande come la Sicilia ha bisogno di essere circondato da una squadra di eccellenti assessori”. Un messaggio, dunque, che mette pressione per il rimpasto e il cambiamento di alcune pedine negli assessorati da parte del deputato regionale.

“Ripartire da un programma di quattro o cinque punti qualificanticonclude Digiacomocon una squadra agguerrita, senza che nessuno ne abbia a male, penso sia già un buon viatico per il futuro”.