Aggressioni all'interno delle carceri: sit-in ieri davanti agli istituti siciliani

Aggressioni all’interno delle carceri: sit-in ieri davanti agli istituti siciliani

Aggressioni all’interno delle carceri: sit-in ieri davanti agli istituti siciliani

PALERMO – Il SiNAPPe e il C.N.P.P. del corpo di polizia penitenziaria hanno manifestato pubblicamente ieri, come preannunciato due giorni fa, stazionando contemporaneamente davanti a tutti gli istituti penitenziari della Sicilia.


L’adesione è stata visibile in tutte le realtà sin dai giorni scarsi, quando tutto il personale della Regione Siciliana ha rifiutato la Mensa di Servizio sia per quanto accaduto nella Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere, in Campania, che per le azioni, poste in essere, contro i poliziotti penitenziari che in contrapposizione ai detenuti che hanno organizzato rivolte ben organizzate, allo stremo delle loro forze, hanno saputo riportare lordine e la sicurezza nellistituto penitenziario, c’è stato il ben servito al personale di polizia penitenziaria che ha saputo operare in un contesto di violenza inaudita.


“Siamo in piazza – affermano i dirigenti sindacali del SiNAPPe e del C.N.P.P. – a tutela della polizia penitenziaria che quotidianamente si vede calpestare la dignità, i diritti e il prestigio del corpo, all’interno di una amministrazione che da mesi è alla gogna per provvedimenti e inefficienze del quadro dirigenziale, ma che tutt’oggi è completamente assente ai bisogni delle donne e degli uomini del corpo di polizia penitenziaria. Le ultime dichiarazioni, di prestigiosi uomini della magistratura, fanno ancor più preoccupare per la tenuta della democrazia e la serenità del personale di polizia penitenziaria che opera all’interno dei penitenziari, sentir dire: ‘le carceri sono in mano ai detenuti’ (Consigliere Ardita all’audizione alla Commissione Parlamentare antimafia) è di una gravità inaudita. Vogliamo rendere onore e chiedere il rispetto dello Stato per gli uomini e le donne in divisa della polizia penitenziaria che hanno saputo riportare l’ordine e la sicurezza negli istituti penitenziari, durante quelle vili rivolte ben organizzate, che quotidianamente operano a tutela delle vite umane per il reinserimento sociale di una parte della società che ha commesso gli errori e che dovrà pagare il conto”.

I fatti spiacevoli devono servire da monito per migliorare la situazione nella quale si trovano gli agenti.

“Durante le manifestazioni – concludono i sindacalisti –, sono state denunciate le gravi difficoltà in cui opera tutto il personale di polizia penitenziaria in servizio negli istituti della Sicilia. Sono state ricordate le vili aggressioni perpetrati ai danni degli uomini e delle donne della polizia penitenziaria nella Regione Siciliana negli istituti di Agrigento, Barcellona Pozzo di Gotto, Pagliarelli Palermo, l’Istituto Calogero Di Bona Palermo, Siracusa, San Cataldo e tanti altri attentati ai danni dei beni del personale. Il personale di polizia penitenziaria lavora giornalmente sotto i minimi di sicurezza, non più tollerabile sul piano della gestione della sicurezza e dell’organizzazione del lavoro. Siamo fortemente preoccupati del silenzio del Ministro della Giustizia, dell’assenza di azioni immediate da parte del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e dell’inefficienza del Provveditorato dell’Amministrazione Penitenziaria della Sicilia. Si sottolineano soprattutto, al fine di una maggiore attenzione dello Stato per le ordinarie attività all’interno dei penitenziari siciliani, la grave carenza di personale di polizia penitenziaria, aggravata maggiormente dove sono state attivate nuove sezioni, e lincremento dei detenuti è stato il doppio della capienza precedente, per le gravi difficoltà organizzative, ma ancor di più per l’assenza di una politica seria sulla distribuzione degli organici relativi alle reali necessità lavorative. È necessario l’incremento immediato con l’assunzione di almeno 5mila unità di polizia penitenziaria attraverso lo scorrimento delle graduatorie già esistenti. La politica penitenziaria è stata fallimentare e per esternare tutto il nostro legittimo dissenso, perché oramai la situazione ha superato ogni limite di sopportazione ed è fuori dal controllo dello Stato, con organici sottodimensionati e per il diritto alla Sicurezza nei posti di lavoro e il diritto al recupero psicofisico contro lo stato di abbandono in cui versa il personale di polizia penitenziaria della Sicilia, abbiamo aperto la stagione delle proteste che si ripeteranno se non ci saranno incontri con i vertici dell’amministrazione penitenziaria e serie risposte ai bisogni del personale. Chiederemo l’intervento della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) a tutela degli uomini e delle donne del corpo di Polizia Penitenziaria, al fine di debellare le condizioni di trattamento disumano a cui è costretto a operare”.

Immagine di repertorio