Catania, dall'incostanza di Sottil alle certezze di Novellino: un altro ex rossazzurro alla ricerca del modulo perfetto

Catania, dall’incostanza di Sottil alle certezze di Novellino: un altro ex rossazzurro alla ricerca del modulo perfetto

Catania, dall’incostanza di Sottil alle certezze di Novellino: un altro ex rossazzurro alla ricerca del modulo perfetto

CATANIA – Una gestione con continui alti e bassi, contraddistinta da eccessivi rimpasti tattici e un’identità di gioco mai ben definita. Potrebbe essere riassunta in questi termini l’esperienza di Andrea Sottil come allenatore del Catania.


L’ex difensore rossazzurro, baluardo della linea arretrata che condusse il club etneo alla storica promozione in Serie A del 2006, non è riuscito a ripetersi nelle vesti di tecnico con addosso l’emblema del club di via Magenta.


Troppe le contraddizioni emerse sul rettangolo verde che hanno spinto la dirigenza catanese a sollevare il piemontese dall’incarico affidatogli in estate dopo le buone esperienze alla guida di Siracusa e Livorno condite da due salti di categoria (dalla Serie D alla Serie C con i siciliani, promozione diretta in Serie B con i labronici) e una partecipazione ai playoff di C (al secondo anno di gestione aretusea).

A determinare il prematuro epilogo alle pendici dell’Etna il rendimento altalenante tra le gare disputate in casa e quelle giocate in trasferta. Lontano dalle mura amiche la compagine etnea è affondata troppo facilmente, rimediando ben cinque k.o. contro Potenza, Bisceglie, Siracusa, Trapani e Viterbese. Avversari, granata a parte, tutt’altro che irresistibili e ben lontani dalle zone nobili di classifica.

Proprio su questi campi si è ampliato il divario con la capolista Juve Stabia, sempre al comando del girone C a partire dalla terza giornata e adesso a +11 dai rossazzurri. I repentini cambi di modulo e le gare ravvicinate non hanno certamente aiutato a massimizzare gli sforzi della compagine catanese.

Partito a inizio stagione con l’idea tattica del 4-3-3, Sottil ha poi messo da parte il tridente puro rispolverandolo soltanto nella seconda parte di stagione. In mezzo, tante prove di 3-5-2 (altro schieramento caro al tecnico di Venaria Reale), 4-2-3-1 e 4-3-1-2 fino ad arrivare al 4-4-2 offensivo schierato sul finire dell’ultima gara contro la Viterbese, incapace tuttavia di raccogliere il risultato sperato.

Da questo accenno tattico, tuttavia, potrebbe ripartire il “nuovo” Catania di Walter Novellino, ufficializzato nelle scorse ore dalla società etnea. L’ex tecnico dell’Avellino, già protagonista in rossazzurro come giocatore a metà anni ’80, ha costruito i suoi successi in carriera proprio grazie all’impiego di questo modulo.

Significative, tra le tante, le indimenticabili esperienze in panchina con Venezia e Sampdoria, dove Novellino è riuscito a far convivere elementi dai piedi esuberanti, come Recoba, Flachi e Quagliarella, con prime punte meno mobili, come Maniero e Bazzani. Stesso “verbo” diffuso anche in occasione delle recenti chiamate di Modena e Avellino.

Ma nella storia di Novellino c’è anche spazio per il tridente offensivo adottato ai tempi del PiacenzaHübner, Caccia e Poggi e il ricorso al trequartista alle spalle dell’unica punta. Soluzioni che hanno forgiato anche il bagaglio tattico di tanti allenatori lanciati dallo stesso tecnico campano. Basti pensare a Gattuso, Stellone, Iachini e Di Francesco, cresciuti davanti la lavagna tattica di Novellino.

Tra le priorità di “Monzon” in rossazzurro, oltre alla coppia d’attacco ben assortita, una linea difensiva schierata rigorosamente con quattro interpreti e un playmaker in mediana a fianco di un faticatore. Una volta fissati questi dettami, sarà finalmente possibile comprendere se il Catania riuscirà finalmente a estrinsecare il potenziale inespresso, o se dovrà accontentarsi di mantenere il margine di vantaggio sulle altre concorrenti per i playoff.

Fonte foto: Ansa.it