Sant'Agata, via il marcio: Catania si riprende la festa

Sant’Agata, via il marcio: Catania si riprende la festa

Sant’Agata, via il marcio: Catania si riprende la festa

CATANIA – State in piedi, concittadini della martire Agata, sappiate vincere il male con il bene!”. Sono parole che portano la data del 4 novembre 1994 e che furono pronunciate da Papa Giovanni Paolo II in piazza Duomo, nel corso della visita pastorale nel capoluogo etneo. Parole che suonano più che mai attuali alla luce dell’infelice episodio che ha portato all’annullamento della salita di Sangiuliano in occasione del giro interno per le solenni celebrazioni della Santa Patrona della città. Un momento che ha segnato tristemente la festa ma che, proprio grazie alle reazioni del Maestro del Fercolo Claudio Consoli prima, e di monsignor Barbaro Scionti poi, ha manifestato anche la risposta forte e coesa di Catania ai soliti noti che pensano di poter dettare la loro legge fuori dalla Legge.


Una spinta che già Papa Giovanni Paolo II aveva sottolineato: “L’intera vostra comunità cittadina sperimenta il difficile e faticoso cammino della crescita morale e sociale, desiderosa di trovare una nuova armonia, lasciandosi alle spalle le forme di sopraffazione e corruzione esercitate da alcuni a danno di molti”.


Ed erano pochi coloro che la mattina dello scorso 6 febbraio hanno deciso di ignorare gli inviti del capovara Consoli e delle forze dell’ordine a lasciare lo spazio necessario affinché fossero garantite le misure di sicurezza per permettere lo svolgimento della salita di Sangiuliano. La sofferta, ma doverosa, decisione di Consoli è stata anche quella di una città che ha così alzato la testa di fronte all’ennesima manifestazione di forza di una parte di cittadini che si è distinta più per inciviltà e maleducazione che per altro.

Ancora un passo “profetico” del discorso di Giovanni Paolo II: “Nel presente momento storico, non ci può essere posto per la pusillanimità o l’inerzia. Esse, infatti, non sarebbero segno di saggezza o di ponderazione, ma piuttosto di colpevole omissione. Troppe volte e da troppo tempo i figli di questa Comunità hanno subìto l’umiliazione di essere additati come abitanti di una Città degradata e violenta, dominata dalla criminalità, rassegnata e resa invivibile. […] Può una Comunità come quella di Catania sopportare ancora una tale immagine gravosa ed avvilente?”.

No, Catania non può. Lo hanno dimostrato anche le parole pronunciate in piazza Duomo, dopo il triste e rapido rientro della vara, da monsignor Barbaro Scionti:Cari delinquenti, perché di questo si tratta, siete soli e isolati. Adesso fate silenzio perché dobbiamo pregare”.

Una frase, quella di mons. Scionti, e una decisione, quella del Maestro del Fercolo Claudio Consoli, che sono costate a entrambi l’assegnazione della scorta. Tutto questo non è accettabile. I devoti, quelli veri, e la parte sana della città lo sanno bene e continuano a manifestare solidarietà nei loro confronti.

Sono per fortuna lontani i tempi in cui, anche dalle colonne dei giornali, si negava l’esistenza della mafia a Catania. E il giornalista Giuseppe Fava pagò con la vita l’impegno affinché si potesse dire liberamente quello che tutti sapevano. La mafia a Catania c’è (inutile negarlo anche di fronte a inchieste e sentenze) è una parte del tessuto della città, ma mai sarà la più importante. In passato ha trovato il modo di insinuarsi anche nella festa di Sant’Agata, mostrandosi orgogliosamente e sfacciatamente al fianco della martire etnea nel corso delle processioni. La nascita, nel 2015, del “Comitato per la Festa di Sant’Agata nella città di Catania” ha tra i suoi obiettivi quello di riportare la festa sulla via della legalità, sottraendola ai delinquenti. La strada non è purtroppo in discesa, ma l’aver inserito tra i criteri per la nomina del capo mastro, validi anche per la scelta degli altri responsabili delle processioni, quello del rispetto della giustizia, è un chiaro segnale. Si legge, infatti, nel regolamento: “Il Maestro del Fercolo […] non dovrà avere riportato condanne, anche solo di primo grado per delitti non colposi; non dovrà essere indagato per reati, né destinatario di misure di prevenzione, né avere posto in essere comportamenti relativamente a fatti che per la loro natura o gravità siano incompatibili con la tradizione della Festa di S. Agata“.

Negare un problema non sarà mai la soluzione. Ecco perché la reazione del capovara Claudio Consoli e il “Cari delinquenti” di monsignor Barbaro Scionti hanno rappresentato il punto di rottura dopo tanta “colpevole omissione”. È da qui che Catania e i catanesi devono trovare la forza di reagire. Anche in nome di uno dei simboli più forti della città, Sant’Agata.