Mafia, miliziani fuggiti dal carcere dopo Gheddafi e imbarcazioni "ad hoc": ecco chi e come riciclavano il gasolio

Mafia, miliziani fuggiti dal carcere dopo Gheddafi e imbarcazioni “ad hoc”: ecco chi e come riciclavano il gasolio

Mafia, miliziani fuggiti dal carcere dopo Gheddafi e imbarcazioni “ad hoc”: ecco chi e come riciclavano il gasolio

CATANIA – Un commercio illecito in grado di fruttare oltre 30 milioni di euro. Questo è quanto emerso dall’operazione della guardia di Finanza, che ha permesso, avvalendosi anche di speciali tecnologie, di individuare diverse persone che avevano messo su un bel giro di affari.


Tra queste, amministratori di note aziende dedite al trasporto del gasolio, ma anche malavitosi e uomini al comando di gruppi armati e fuggiti dal carcere dopo la caduta del regime di Gheddafi.


Si dovrebbe partire proprio da qui, infatti, perché a consentire la partenza e l’arrivo delle imbarcazioni, opportunamente modificate per il trasporto del carburante, era Fahmi Mousa Saleem Ben Khalifa, conosciuto come il Malem (capo). Il libico, dopo la caduta di Gheddafi, è riuscito a fuggire dal carcere nel 2011, dove avrebbe dovuto scontare 15 anni di reclusione. Era proprio lui a dare le disposizioni dai porti di Abu Kammash a Zwarah (Libia) e a far partire le piccole imbarcazioni che, giunte a Malta, trasbordavano a loro volta il gasolio in altri natanti. Successivamente, quindi, il viaggio si concludeva nei porti italiani per conto della Maxcom Bunker Spa, amministrata da Marco Porta. Insieme a lui, la società aveva altre due persone che gestivano il commercio illegale del carburante: la consulente Rosanna La Duca (48 anni), l’addetto all’ufficio commerciale, Stefano Cevasco (48 anni) e la responsabile del deposito fiscale di Augusta, Antonio Baffo (61 anni).

Altra figura importante era quella di Nicola Orazio Romeo, 45 anni, indicato da molti collaboratori di giustizia quale appartenente alla famiglia mafiosa degli Ercolano. Già nel 2008, infatti, è stato denunciato per la sua appartenenza ai Santapaola e per alcune azioni estorsive messe in atto tra Acireale e Aci Catena. Il suo ruolo era fondamentale nel tenere e curare i rapporti con i maltesi Darren Debono (43 anni) e Gordon Debono (43 anni), importanti per dare il “via” all’ultima fase del viaggio del gasolio.

Infine, ruolo importante aveva anche il libico Tareq Dardar, che si occupava della contabilità e di trovare le soluzioni migliori per raggirare il fisco e lasciare a Ben Khalifa la massima disponibilità delle risorse economiche.