Smart working, obbligatorio solo negli uffici pubblici. Uilm Catania: “Disparità di trattamento per dipendenti privati”

Smart working, obbligatorio solo negli uffici pubblici. Uilm Catania: “Disparità di trattamento per dipendenti privati”

CATANIA –Il nuovo decreto sull’emergenza sanitaria impone alla Pubblica Amministrazione l’utilizzo lo smart working per il 50 per cento del personale pubblico. Alle imprese private, invece, solo una raccomandazione. Nessun obbligo. Ci sono lavoratori più uguali degli altri di fronte al rischio di contagio?“.


Lo scrive in una lettera aperta il segretario generale della Uilm etnea, Giuseppe Caramanna, che aggiunge: “Da Catania, provincia che in Sicilia conta ancora adesso uno dei più alti numeri di positivi, vogliamo denunciare la evidente disparità di trattamento fra dipendenti pubblici e privati. Rivendichiamo, quindi, correttivi nel prossimo Decreto del Presidente del Consiglio con la obbligatorietà dello smart working. Chiediamo inoltre che la percentuale del 75 per cento, attualmente consigliata alle imprese, costituisca soglia minima e non derogabile. Se proprio non si può fare a meno di raccomandare qualcosa, si chieda alle aziende l’utilizzo ove possibile dello smart working per il 100 per cento del proprio personale“.

L’esponente sindacale conclude: “Come la prima fase dell’emergenza ha ampiamente dimostrato, il lavoro agile ha svolto un ruolo fondamentale per il contenimento dell’indice di contagio. Ignorare quella lezione, creando peraltro incomprensibili discriminazioni, è pericoloso“.


Infine: “In attesa di prescrizioni di legge, noi siamo sin d’ora pronti al confronto con le aziende per concordare l’applicazione ampia e ragionata dello smart working all’interno di una strategia anti contagio che ovviamente è interesse primario delle stesse imprese. Tutto questo va fatto subito. E ancora più urgente è concordare le misure a tutela di lavoratori disabili o fragili e quelli che assistono familiari in tali condizioni“.

Immagine di repertorio