"A Catania botteghe sfitte ai giovani": la proposta della FIMAA

“A Catania botteghe sfitte ai giovani”: la proposta della FIMAA

“A Catania botteghe sfitte ai giovani”: la proposta della FIMAA

CATANIA – Stuzzicato dalla provocazione lanciata ieri dalla redazione di NewSicilia.it non si è fatta attendere la risposta del presidente provinciale della FIMAA, Federazione Italiana Mediatori Agenti d’Affari, sulla moria di negozi a Catania.


Noi abbiamo sollecitato i proprietari delle botteghe sfitte, invitandoli ad aprire le proprie porte ai giovani artisti che vogliano investire sul futuro, e il presidente Nino Nicolosi ha colto subito la proposta, intervenendo.


Nino Nicolosi

Nino Nicolosi

Largo ai giovani, non vi è dubbio – spiega – stiamo lavorando per avviare la pratica dei contratti concordati anche per i negozi. Sostanzialmente si dovrebbe trovare un accordo fra le associazioni dei proprietari e quelle degli inquilini. Ma a giovarne devono essere solo i ragazzi che non abbiano compiuto il trentaseiesimo anno di età e la categoria protetta degli artigiani che vantino un curriculum vitae di un certo spessore”. 

negozi catania via etnea 9-14

Ma questo contratto concordato in cosa consiste?

“Meno tasse e quindi affitti più bassi. Bisogna tenere presente che dal 35 al 50% del canone il proprietario di una bottega lo deve dare allo stato e quindi non possono mai abbassarsi le richieste di affitto. Riducendo la pressione fiscale la richiesta sarebbe più moderata e così i giovani possono sfruttare la locazione agevolata”.

E cosa ci vuole per mettere in pratica queste idee?

“Servirebbe solo un buon agente immobiliare, alcuni commercialisti e tanta buona volontà per venirsi incontro. Io la proposta l’ho fatta a luglio e Confcommercio regionale l’ha accolta con entusiasmo facendola propria, ora dobbiamo confrontarci con la realtà catanese. Ci muoveremo su questa scia da fine settembre”.

In città le richieste di affitto oscillano dai 500 euro a più di 7.000 ed è anche comprensibile che con la crisi nera che sta aggredendo il nostro paese riuscire a far fronte a spese del genere è impossibile, ma si difende Nicolosi “non sono richieste vertiginose. La regola della proprietà è chiara: essa deve dare una redditività. La lotta può essere solo una, non c’è via di scampo: abbassare il rendimento degli immobili abbassando le imposte. Si dovrebbe fare una legge specifica”.

Certo è che tenere più di 233 botteghe chiuse non serve a nessuno: il proprietario non guadagna e l’inquilino se ne scappa.

Il problema è che in questa situazione neanche lo Stato incassa nulla perché chi possiede una bottega sfitta paga solo l’Imu e le imposte dirette. Siamo in una situazione di immobilismo che non giova a nessuno per questo chiedo a gran voce di tenere presente la proposta del canone concordato: che si svegliassero una buona volta”.

E poi lancia un attacco all’amministrazione comunale: “ci vorrebbe anche un suo sforzo. Non può chiedere migliaia e migliaia di euro per un’insegna e neanche per la pubblicità è comprensibile. Capitolo a parte la Tarsu che deve essere abbassata altrimenti questi poveri ragazzi che vogliono investire sul proprio futuro desistono ancor prima di cominciare”.