Coronavirus, sì o no all’utilizzo della mascherina? Il commento dell’esperto

Coronavirus, sì o no all’utilizzo della mascherina? Il commento dell’esperto

CATANIA – I riflettori sono ininterrottamente puntati sul Coronavirus, il quale continua a essere il protagonista indiscusso dello scenario sociale attuale.

È bastato poco per ritrovarsi totalmente sommersi da “un’ondata di panico generale“, senza avere il tempo di capire bene cosa stesse accadendo.

Non manca proprio niente: dalle corse ai supermercati, alle rivolte nelle carceri, passando per le farmacie. A proposito di queste ultime, ormai è risaputo che mascherine e gel disinfettanti stanno andando “a ruba”.

Proprio sulle mascherine non pochi sono stati i dibattiti, in questi giorni susseguitisi nei social. La diatriba vede schierati, da un lato, coloro che sono a favore dell’utilizzo della mascherina. Tuttavia, in opposizione, c’è chi afferma che la mascherina non sia realmente efficace nella limitazione del Covid-19.

Per chiarire le idee è stato ascoltato ai microfoni di NewSicilia.it, Pino Liberti, medico infettivologo dell’Azienda Ospedaliera Cannizzaro di Catania: Le mascherine chirurgiche non servono ai soggetti sani, bensì servono agli ammalati per non trasmettere la malattia. Inoltre, la mascherina la indossa il chirurgo per evitare di contaminare con la saliva i campi operatori. Dunque il chirurgo non la utilizza per proteggersi bensì per proteggere il malato“.

Allora quali mascherine dovrebbero essere utilizzate? “Le mascherine col filtro, quindi non chirurgiche, quelle servono. Le mascherine FFP2 e FFP3 sono utili”.

Utilizzare i guanti quanto è efficace? “Le mani possono venire a contatto con la mucosa della bocca. Dunque se contaminate, l’utilizzo dei guanti serve a proteggere. Parliamo sempre di un utilizzo che avviene specie da parte degli operatori, ma volendo anche la gente comune li può utilizzare, a condizione che però essi non vengano a contatto con la bocca. Glielo dico perché ho visto in aeroporto, a Bologna, mascherine e guanti sporchi che se vengono a contatto con la mucosa della bocca o della cute magari non porterà a contrarre il Coronavirus, ma si potrebbero beccare tante altre malattie”.

Quali sono i consigli che la gente dovrebbe prendere in considerazione per contenere il virus? “Il consiglio è quello di non uscire da casa, solo per necessità. Capisco che è dura, ma se vogliamo contenere il contagio non c’è altra soluzione. Un virus non si ferma con l’igiene delle mani, bensì interrompendo la catena di contagi. Gli operatori della sanità fanno il loro lavoro e lo fanno anche bene, ma se ci troviamo di fronte a migliaia di casi, anche la sanità siciliana, in questo momento preparata, potrebbe collassare come quella lombarda. Se invece noi riusciamo a contenere i contagi, e quindi a diminuirli nel tempo, la situazione viene affrontata in maniera agevole”.

Per quanto concerne l’utilizzo dei gel disinfettanti? “I gel disinfettanti non sono più efficaci del sapone. Mani lavate bene corrispondono a mani disinfettate col gel. Certo quest’ultimo è più comodo perché non c’è bisogno di un rubinetto e del sapone. Il virus non è molto resistente fuori dall’organismo, il lavaggio delle mani e l’utilizzo del gel funzionano”.

Tra le varie voci di corridoio, circola che il Covid-19 resiste nell’aria per circa 30 minuti e, di conseguenza, si dovrebbe aumentare la distanza di sicurezza: “Non dico che siano notizie fake ma il virus, fuori dall’organismo, non può vivere per molto tempo. Essendo una particella incompleta, per vivere ha bisogno di un ospite. Vero è che sulle superfici qualcuno dice che resista per giorni, ho qualche dubbio su questo, proprio perché è incompleto, senza una cellula ospite non può vivere. Dobbiamo attenerci alle linee guida dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) e dell’Iss (Istituto superiore di sanità). Proprio perché ci sono pareri divergenti vanno considerate le fonti autorevoli. Se essi sostengono che la distanza di un metro è sufficiente ci si attiene a ciò”.

Come potrebbe evolvere la situazione in Sicilia? “Nell’Isola non abbiamo avuto in questi 15 giorni un aumento esponenziale. Non siamo passati da 3 casi a 6, poi a 12, a 24, e così via. Dopo 14/15 giorni dal primo caso siamo a una sessantina. Si tratta di una crescita controllata che al momento ci conforta. Non sappiamo cosa succederà dopo lo spostamento delle persone da nord a sud Italia. Tra 15 giorni capiremo quante di queste persone sono arrivate col virus addosso. Trascorso il periodo di incubazione sapremo con certezza quanta gente aveva contratto il virus o meno”.

Quali fattori potrebbero influire nell’estinzione del Covid-19? “Le temperature alte sicuramente influiscono. Fuori dall’organismo, sottolineo fuori, il virus muore a 27 gradi. Ci si potrebbe chiedere, se l’organismo è a 37 gradi come fa a vivere. Succede perché si trova all’esterno, fuori non sopravvive a 27 gradi. Non possiamo conoscere altri fattori. Normalmente le epidemie virali in estate, con le temperature più calde, hanno sempre un fisiologico decremento. Difficile trovare un uomo o una donna influenzati nel periodo estivo. Lo stesso ci aspettiamo che accada col Covid-19. Ovviamente essendo un virus nuovo nessuno conosce quale può essere l’evoluzione nei mesi più caldi”.

Molti paragonano il Coronavirus alla semplice influenza. È giusto? “Il Covid-19 è virus simil-influenzale. Cioè è simile all’influenza perché riporta una sintomatologia somigliante, ma non va confusa con essa. L’influenza fa milioni di casi e migliaia di morti, questo virus ha fatto un paio di centinaia di morti. Il Coronavirus è meno dannoso dell’influenza in numeri assoluti, ma in percentuale causa più morti. La mortalità in percentuale è più alta perché nel 10% dei casi il Covid-19 porta a forme assistite in terapia intensiva e così le persone più fragili finiscono per morire”.

Quanto è pericoloso il Covid-19 se paragonato ad altri virus? “L’ebola, per esempio, ha una mortalità elevatissima provocando il 60% dei morti in Africa. Non esiste nemmeno il paragone per pericolosità con il Coronavirus. Non solo, ricordiamo anche la SARS, il coronavirus da sindrome respiratoria acuta grave, ormai dato vecchio, che riportava il 12% di mortalità”.

Conclude il dottor Liberti: “Se io fossi obbligato a scegliere, tra le tre preferirei il Coronavirus, chiunque di noi lo farebbe. Il dato circa la mortalità lo abbiamo. Abbiamo potuto osservare l’esperienza cinese e lombarda. In Sicilia non ci sono ancora morti, però ce lo aspettiamo“.

Fonte immagine: Facebook – Federica Brena