Cosa Nostra, dopo 31 anni arrestati i presunti killer di Giuseppe Failla. “Si è trattato di una vendetta”

Cosa Nostra, dopo 31 anni arrestati i presunti killer di Giuseppe Failla. “Si è trattato di una vendetta”

CALTANISSETTA – Questa mattina, i carabinieri del raggruppamento operativo sociale a Torino e Lipomo (Como), hanno dato esecuzione a una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale nisseno su richiesta della Procura della Repubblica di Caltanissetta – Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di Cataldo Terminio e Angelo Bruno Greco (nella foto in basso, rispettivamente a sinistra e a destra), entrambi indagati per l’omicidio di Giuseppe Failla avvenuto a Gela il 9 ottobre 1988 all’interno del bar dove lavorava.

L’attività d’indagine sviluppatasi attraverso accurati riscontri alle dichiarazioni di più collaboratori di giustizia (Leonardo Messina, Ciro Gaetano Vara e Salvatore Ferraro) ha permesso di individuare quale ideatore ed esecutore materiale dell’omicidio Cataldo Terminio, rappresentante della famiglia di San Cataldo, con il supporto di Angelo Palermo (rappresentante della famiglia di Caltanissetta che svolgeva il compito di autista del primo al momento dell’azione di fuoco) e Angelo Bruno Greco, appartenente alla famiglia di Gela, quale basista.

L’omicidio, per come ricostruito, scaturiva dalla ferma volontà di Cataldo Terminio di vendicare la morte del padre Nicolò, uomo d’onore già rappresentate della famiglia sancataldese di Cosa Nostra, ucciso in un agguato a San Cataldo il 17 aprile 1982 per mano degli appartenenti al gruppo dei così detti “stiddari selvaggi” al cui vertice si collocavano Emanuele Cerruto e Loreto Plicato, di cui Giuseppe Failla era espressione.



Questo gruppo, formato da soggetti fuoriusciti da Cosa Nostra a seguito di contrasti sorti per la spartizione dei proventi di alcune lucrose estorsioni, negli anni ’80 ingaggiò una sanguinosa faida fatta di omicidi incrociati di cui rimarranno vittime gli stessi Cerruto e Plicato, con gli appartenenti della famiglia di San Cataldo di Cosa Nostra. Dalle dichiarazioni dei citati collaboratori, inoltre, è emerso in modo certo che Giuseppe Madonia in qualità di rappresentante provinciale di Caltanissetta e appoggiando la linea di Cataldo Terminio aveva dato il suo assenso all’omicidio.

L’esecuzione delle presenti misure cautelari rappresentano un’importante colpo inferto alla potenziale riorganizzazione della famiglia di San Cataldo di Cosa Nostra, rispetto alla quale, nonostante la lunga detenzione, Terminio risulta ancora collocato in posizioni di vertice, come già accertato nel corso del Processo Kalyroon.