CATANIA – Su delega della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Catania, la Polizia di Stato ha dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misura cautelare, emessa dal giudice per le indagini preliminari al Tribunale di Catania, nei confronti di cinque persone.
1. Ehimwenma Osagie, 47 anni, inteso “Christ”, arrestato a Riposto, nel Catanese;
2. Naomi Ikponwmasa, 37 anni, arrestata a Catania;
3. Loveth Omoregbe, 29 anni, arrestata a Catania;
4. Helene Susan Ikponwmasa alias Susan Elah, 35 anni, intesa “Susy”, arrestata a Roma;
5. Lawrence Ogbomo, 44 anni, arrestato a Roma.
I cinque sarebbero responsabili, a vario titolo, in concorso con altri soggetti allo stato non identificati in Nigeria e in Libia, dei delitti di tratta di persone pluriaggravata (dalla transnazionalità del reato, dall’aver agito in danno di minori, di aver esposto le persone offese ad un grave pericolo per la vita e l’integrità fisica (facendo loro attraversare il continente di origine sotto il controllo di criminali, che le sottoponevano a privazioni di ogni genere e a diverse forme di violenza, facendole giungere in Italia via mare a bordo di imbarcazioni occupate da moltissimi migranti, esponendole ad un altissimo rischio di naufragio), dei delitti di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina pluriaggravato nonché di sfruttamento della prostituzione.
L’indagine è partita dalle dichiarazioni di una giovane cittadina nigeriana, “Ola” (nome di fantasia): dopo essere stata reclutata nel paese di origine, è arrivata in Italia come minore straniera non accompagnata. Poi veniva destinata al meretricio e, a seguito di mesi di sfruttamento, è riuscita a sottrarsi ai propri trafficanti, ovvero Elaho, Naomi Ikponwmasa e Ogbomo.
“Ola” era oggetto di una più ampia operazione economica realizzata da due sorelle, le cittadine nigeriane Susan Elaho e Naomi Ikponwmasa, le quali, ormai residenti in Italia da diversi anni, avevano avviato una fiorente attività economica nel settore della tratta di esseri umani facendosi coadiuvare da Lawrence Ogbomo.
Le due donne, grazie ai correi in Nigeria e Libia, reclutavano giovani connazionali nel paese di origine da adibire al mercato della prostituzione su strada, appropriandosi dei loro guadagni, percepiti grazie anche alla forza intimidatrice del rito voodoo cui facevano sottoporre le vittime prima della partenza.
Ogbomo, dimorante a Tivoli, prestava loro un contributo essenziale occupandosi del prelievo delle ragazze dalla strutture dove venivano collocate all’arrivo, dell’avvio dell’iter burocratico per il rilascio del permesso di soggiorno per poi trasferirle alle due sorelle dimoranti a Catania.
Le due sorelle vantavano una certa expertise nel settore: Naomi Ikponwmasa risultava essere stata condannata in passato per il delitto di tratta e sfruttamento della prostituzione ed evidentemente la condanna subita non l’aveva indotta ad abbandonare il “settore” criminale.
Dal racconto di “Ola” è emerso anche che la giovane aveva viaggiato ed era giunta in Italia assieme ad un’altra ragazza chiamata “Musa” – anche questo nome di fantasia -, vittima degli stessi trafficanti e secondo le medesime modalità: “Musa” è stata successivamente identificata e ha rilasciato dichiarazioni di tenore analogo a quelle fornite dalla compagna di viaggio.
Si è quindi entrati all’interno del mercato della prostituzione nigeriana lunga la SS 385: “Musa” era in contatto con numerose prostitute, molte delle quali vittime (e per tre di esse, due maggiorenni e una minorenne immediatamente collocata in struttura protetta dalla polizia di Catania, risultava possibile ricostruire esattamente il percorso di tratta che le aveva portate a Catania, dal reclutamento in Nigeria sino all’immissione sul mercato della prostituzione catanese).
Osagie, identificato in “Christ”, rappresentava un personaggio di tutto rilievo nel settore in questione: oltre a occuparsi personalmente di tratta di esseri umani (avendo trasferito alcune connazionali in Italia allo scopo di destinarle alla prostituzione), aveva altresì il controllo delle postazioni lavorative delle prostitute in un preciso tratto della SS 385 e amministrava le postazioni, concedendone il godimento a varie prostitute in cambio di un corrispettivo mensile pari a circa 100 euro.
L’uomo si faceva aiutare da alcune sue vittime di tratta o da altre prostitute.
Dopo le formalità di rito, Osagie, Naomi Ikponwmasa e Omoregbe sono stati trasferiti nel carcere di piazza Lanza, a Catania, mentre Susan Ikponwmasa (Elaho) nel carcere di Roma Rebibbia N.C.. Ogbomo invece è finito dietro le sbarre del carcere di Roma – Regina Coeli.
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