Cellulari a messa e Dio in “attesa”: “Non è maleducazione, ma ignoranza”

Cellulari a messa e Dio in “attesa”: “Non è maleducazione, ma ignoranza”

CATANIA – Sentire squillare un cellulare durante una funzione religiosa non è (più) un evento raro. Talvolta capita anche che, uscendo momentaneamente fuori, si risponda, si conversi e poi si ritorni tranquillamente al proprio posto, magari giusto in tempo per la comunione.

Ma davvero oggi non si può rinunciare al telefonino nemmeno per il tempo di una messa? Davvero si è così schiavi di uno strumento tanto piccolo al punto tale da perdere di vista la sacralità di un momento? Dobbiamo essere sempre connessi, sempre reperibili, pena l’esclusione sociale?

A fare i conti con i tempi che cambiano e le suonerie moleste ci sono in prima linea i preti che puntualmente assistono a scene che si ripetono sempre uguali.

In parrocchia è affisso il divieto per i cellulari, ma non lo leggono”. A parlare è don Duilio, sacerdote della Parrocchia Ss. Angeli Custodi e della Chiesa della Madonna delle Grazie, a Catania.

Chiedersi perché simili episodi si verifichino con una certa frequenza è lecito. Secondo padre Duilio “non si tratta tanto di maleducazione. Per quanto riguarda il sacro, direi che è principalmente ignoranza. Purtroppo a volte ci sono persone che partecipano sì all’assemblea, ma non sono coscienti realmente di quello che si sta facendo. Perché se lo si fosse, non si porterebbe il telefonino. Può capitare durante la celebrazione di sentire un telefono che squilla, magari per aver dimenticato di mettere la vibrazione. Però la cosa più assurda è sentir squillare il telefonino, uscire fuori e rispondere, fare la chiacchierata, tornare e accostarsi all’Eucarestia come se nulla fosse”.

Come si comporta in questo caso un prete? “Davanti a Dio abbiamo il dovere di educare l’assemblea. Come pastori abbiamo questo compito – sottolinea don Duilio -. Non è tanto un rimprovero, ma dobbiamo far capire che non è un comportamento corretto. Ho il dovere di educare la porzione di popolo che mi è stata affidata”.

Eppure, dichiara il parroco, “nonostante tutto è come se fosse una battaglia persa, ma noi dobbiamo ribadirlo sempre”.

I fedeli che si rendono responsabili di certi comportamenti sono una minoranza. Rumorosa, ma comunque una minoranza. Il problema di fondo, come ribadisce padre Duilio, è l’ignoranza, perché “capita spesso che non si conosca nemmeno la propria fede. Se i fedeli partecipano all’assemblea ma non sanno cos’è veramente la messa, che vengono a fare? Ecco perché si parla al telefonino, perché si considera più importante il cellulare che altro”.

Come arginare il fenomeno? “Ci vuole la pre-evangelizzazione a mio avviso – spiega il sacerdote -. Andiamo in Africa a evangelizzare, ma ci evangelizzeranno gli africani. Per quanto possibile, cerchiamo, senza mai stancarci, di educare in modo rispettoso il popolo di Dio”.

Per padre Duilio “non tutti i fedeli sono così, ma non è comunque semplice assistere sempre alle stesse scene, anche perché ci si immedesima nell’assemblea. Ci sono persone che vengono a messa per vivere questo momento sacro, il rapporto col Signore, per ricevere l’Eucarestia, e sono importunate da un cellulare che suona. Tante volte non richiamo chi disturba per non rendere pesante la celebrazione a chi già la sta vivendo in modo sofferto. Se c’è un telefonino che squilla e rincaro la dose evidenziandolo, diventa una celebrazione ancora più pesante”.

Ci sono però dei casi – prosegue il parroco – in cui non se ne può fare a meno. Spesso parlo con loro privatamente, ma quando si ripete due o tre volte allora lo faccio davanti all’assemblea. Si è schiavi del telefonino”.

Una “schiavitù” che non lascerebbe immuni nemmeno “le nuove leve”. Spiega don Duilio: “Mi occupo anche della formazione dei futuri sacerdoti. Ai miei tempi il telefono non c’era, non si portava nemmeno il televisore in camera. Adesso la cosa sarebbe improponibile, il telefono ce l’hanno. Ma può diventare un problema perché l’ultimo atto della giornata dovrebbe essere, per ogni cristiano e in particolare per chi si consacra, la preghiera ‘Compieta’, che fa fare l’esame di coscienza e riserva l’ultimo pensiero della giornata al Signore. Oggi con il telefonino l’ultimo pensiero è chattare. Anche l’indomani mattina la prima cosa che si fa è vedere i messaggi. Così si interrompe anche il rapporto che dovrebbe esserci con il Signore, all’inizio e alla fine della giornata. È tutto stravolto. Bisogna anche educare al giusto utilizzo di questi mezzi”.

Immagine di repertorio