MOTTA SANT’ANASTASIA – Decine e decine di persone si sono riunite, l’1 settembre scorso, a Motta Sant’Anastasia per protestare contro la scarcerazione di Piero Capuana, “santone” alla guida della setta dei Dodici Apostoli, arrestato per violenza sessuale aggravata su minori lo scorso anno.
La rimessa in libertà del santone, ex direttore di banca di 74 anni, già ai domiciliari dallo scorso febbraio, ha sconvolto non solo le vittime, le cui testimonianze erano state determinanti per farlo accusare, ma anche l’intera comunità, che ha deciso di manifestare il suo dissenso di fronte alla decisione delle autorità.
Il timore principale è che, di nuovo libero, il 74enne possa ricostituire la setta dei Dodici Apostoli, nota anche come comunità di Lavina, responsabile di decine di abusi sessuali ai danni di ragazzine tra i 13 e i 15 anni all’interno della congregazione religiosa “Associazione Cattolica Cultura e ambiente” di Aci Bonaccorsi.
La manifestazione si è svolta di fronte all’abitazione di Capuana, tra via Olimpia e via Archimede, a Motta Sant’Anastasia, nel Catanese. Alla protesta hanno preso parte associazioni, cittadini e vittime degli abusi.
I difensori del santone 74enne non hanno tardato a far ascoltare la propria voce, esponendo uno striscione con scritto “Noi siamo per la giustizia” fuori dalla casa di Capuana. Questo sembrerebbe confermare che la comunità di Lavina ha ancora degli adepti e che il pericolo denunciato dai manifestanti potrebbe essere reale.
Alcuni di questi “fedeli”, che approvavano e giustificavano le azioni riprovevoli che l’uomo diceva di compiere “in nome di Dio”, erano già stati arrestati e poi rilasciati. In particolare, si tratta di tre donne: Katia Concetta Scarpignato, 48 anni, Fabiola Raciti, 56 anni, e Rosaria Giuffrida, 58 anni.



