CATANIA – Grande mobilitazione pubblica contro l’uso del glifosato sui campi agricoli italiani ed europei. Si tratta di andare avanti fino alla messa al bando totale del pericoloso pesticida.
Il glifosate è l’erbicida più diffuso al mondo. È utilizzato per uccidere le piante infestanti e agisce in modo non selettivo: elimina tutta la vegetazione sulla quale viene impiegato. È stato brevettato nel 1974 dalla Monsanto Company (recentemente acquistata dalla BAYER AG), multinazionale nordamericana specializzata in biotecnologie agrarie e sementi, nonché leader mondiale nella produzione di alimenti OGM.
Non solo in agricoltura ma è ampiamente impiegato da Comuni e Provincie per la pulizia del verde pubblico, dalle Ferrovie per la pulizia dei binari, dall’ANAS per la pulizia delle strade.
Persone, piante e animali possono essere esposti in molti modi al glifosate e ai prodotti commerciali che lo contengono, sia per esposizione diretta (agricoltori), che attraverso l’acqua, le bevande e gli alimenti di origine vegetale (pane, pasta, legumi e cereali prodotti nei climi freddi dove viene spesso usato per la maturazione artificiale del raccolto) e animale (carne e trasformati, in particolare laddove gli animali vengano nutriti con derivati da piante OGM).
Attualmente il glifosate, in varie formulazioni, rappresenta il 25% del mercato mondiale degli erbicidi ed è il prodotto più venduto in Italia. I residui vengono frequentemente ritrovati negli alimenti e nell’ambiente.
In Sicilia la situazione è ancora peggiore perché il 67,6% dei punti di campionamento delle acque superficiali ed il 60% delle acque sotterranee sono risultati inquinati ed il glifosate con l’AMPA (acido amminometilfosfonico) è l’erbicida che presenta il maggior numero di sforamenti degli standard di qualità.
Al di là delle rassicurazioni fornite dalla Monsanto, il glifosate è una sostanza a elevata tossicità ambientale in grado di alterare gli ecosistemi con cui entra in contatto. Nelle aree agricole il suo impiego compromette la stabilità dei terreni, che vengono completamente denudati e privati di interi habitat costituiti dalla vegetazione erbacea degli ambienti marginali. Questo riduce drasticamente la biodiversità, aggrava il fenomeno del dissesto idrogeologico e favorisce la desertificazione che oggi tocca il 70% dei terreni siciliani.
Numerosi sono gli studi che da decenni segnalano un’importante tossicità del glifosate non solo sulle cellule dei vegetali, ma anche per le cellule dei mammiferi. Nel 2015 la IARC (International Agency for Research on Cancer), agenzia dell’OMS e massima autorità per la ricerca sul cancro, ha reso pubblico un documento in cui dichiara il glifosato “cancerogeno per gli animali” e “potenziale cancerogeno per l’uomo”. Il documento dà per certo che il pesticida è cancerogeno per gli animali e quindi lo classifica fortemente rischioso anche per l’uomo. Ciò si aggiunge ai già noti aumenti della frequenza di leucemie infantili e malattie neurodegenerative, morbo di Parkinson in testa.
Il glifosate è strategico perché è coinvolto a livello mondiale anche nella produzione di organismi geneticamente modificati (OGM). Fra i più diffusi OGM oggi coltivati vi sono cotone, mais, soia e colza, il cui DNA è stato alterato per renderli resistenti all’erbicida, che quindi può essere usato in dosi sempre più massicce, inevitabilmente accumulandosi nel prodotto finale. Soia, mais e colza OGM sono ampiamente utilizzati come mangimi per animali (in Italia: oltre l’85% degli animali da carne è alimentato con prodotti OGM); è anche così che le sostanze come il glifosate entrano nella catena alimentare e si ritrovato in concentrazioni elevate non solo nei liquidi biologici degli animali, ma anche in quelli delle persone che si alimentano con la loro carne o i prodotti derivati.
Le associazioni siciliane dell’agricoltura biologica e biodinamica, della permacoltura, dell’agricoltura rigenerativa, sinergica, agroecologica, della rete delle fattorie sociali, i biodistretti, le organizzazioni degli agricoltori, le associazioni e comitati ambientaliste, mediche, consumeriste, culturali e sociali, chiedono che venga rispettato in Sicilia il principio di precauzione e che venga vietato l’uso del glifosate alle amministrazioni comunali e provinciali, alle Ferrovie e all’ANAS.
Inoltre, chiedono alla Regione di rimuovere il prodotto da tutti i disciplinari di produzione e di escludere da qualsiasi premio le aziende che ne facciano uso, evitando di premiare e promuovere “l’uso sostenibile di un prodotto cancerogeno”.
Il comunicato viene sottoscritto dai seguenti gruppi di categoria: Aiab Sicilia, Aras, Comitato Cittadino Vulcania Ambiente, Ass. Agricoltura Rigenerativa, Biodistretto Valle Del Simeto, Ass. Pronatura Ct.&Rg., Codex , Organismo Di Certificazione Bio, Isde Medici Per L’ambiente, Latte Nobile, Associazione Di Allevatori, Organica Sicilia, Ass. Biologica, Rete Fattorie Sociali Sicilia, Legambiente, Lipu, Associazione Ambientalista, Proserpina Ass. Biodinamica Sicilia, Me.No. Ass Tutela Allevatori, Permacoltura, Ass. Agricoltura Resiliente, Terra E Liberta’, Rivista Di Tutela Della Sicilia, Altragricoltura, Org. Per La Sovranita’ Alimentare, Federazione Del Sociale Usb Sindacati Di Base, Slow Food Sicilia.
L’ARAS (Associazione Regionale degli Apicoltori), AIAB Sicilia, e con l’adesione delle suddette associazioni, stanno organizzando un sit-in martedì 17 luglio ore 17, in Via Zia Lisa n. 153 Catania, di fronte alla sede della Confagricoltura catanese, per protestare contro le scelte di Confagricoltura e per invitare tutti gli anti-glyfosate di ogni età, condizione sociale e professione.
Saranno presenti tante altre organizzazioni di produttori e cittadini che proveranno a raccontare altre “verità” sulla forza irresistibile del glyfosate. “Noi, come Comitato Cittadino Vulcania Ambiente – interviene la coordinatrice Angela Cerri – facciamo la nostra parte aderendo e sostenendo con forza la necessità e l’urgenza di mettere al bando il pericoloso pesticida”.




