Non sono sporadici gli episodi di violenze e minacce esercitate su chi svolge la professione forense. È un fenomeno che assume dimensioni sempre più vaste e forme sempre più eterogenee, in Italia ed in altri Paesi del mondo.
Nelle nazioni a rischio, ove vigono forme totalitarie di governo o dove i sistemi democratici si rivelano profondamente corrotti, gli attacchi agli avvocati possono provenire da forze repressive dello Stato, come accade in Egitto, in Cina o in Turchia. Nei Paesi occidentali, in particolare in Italia, tali attacchi possono essere originati dalla criminalità organizzata o da organizzazioni terroristiche direttamente od indirettamente coinvolte nei procedimenti penali ove l’avvocato sia parte. Basti pensare all’omicidio di Fulvio Croce, avvenuto nel 1977 per mano delle Brigate Rosse. Gli avvocati sono difensori dei diritti umani. Appartengono, quindi, ad una categoria scomoda.
Nel febbraio 2015, l’Unione delle Camere Penali Italiane ha dato vita al progetto “Avvocati minacciati – endangered lawyers” con lo scopo di avviare forme di cooperazione nazionale ed internazionale che salvaguardino la vita e la libertà di tutti gli avvocati vittime di minacce e persecuzioni.
Il punto di partenza di questo progetto, coordinato dall’avvocato Nicola Canestrini e dall’avvocato Ezio Menzione, è stato l’omicidio di Tahir Elci, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Diyabakir, una città al confine tra Turchia e Siria. I due professionisti si sono recati a Diyabakir per indagare sulle ragioni di tale assassinio e della persecuzione degli avvocati in Turchia e, da qui, hanno avviato il progetto.
Ancor prima, nel 2011, è stata creata la “Giornata mondiale dell’avvocato minacciato”, che ricorre il 24 gennaio.
Una di queste giornate ha puntato i riflettori sulla Cina. Il grosso problema del sistema legale cinese è la libertà dell’avvocato della difesa: i legali possono esercitare solo in forma associata, ogni studio deve avere un delegato del partito al suo interno ed ogni professionista deve essere autorizzato tutti gli anni ad esercitare. Il compito di un avvocato cinese è di supportare la leadership del partito comunista e lo Stato di diritto socialista; nel caso in cui non lo faccia è passibile di arresto.
In Italia, con la sentenza n. 846 del 12 gennaio 2015, la Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha stabilito che l’intimidazione perpetrata nei confronti di un avvocato legittima anche il Consiglio dell’Ordine Forense a cui è iscritto a costituirsi parte civile nel relativo processo penale. In questo caso, ad essere minacciato è lo stesso diritto di difesa sancito dall’art. 24 della Costituzione, a causa della lesione della libertà dell’avvocato nell’esercizio del suo mandato.
Come si diceva poc’anzi, quella forense è una categoria votata alla difesa dei diritti umani e per questo scomoda a chi quei diritti vuole calpestare. Una categoria che svolge una funzione sociale, non meno dei magistrati, anche questi assassinati per mano di chi si ribella ai meccanismi di uno Stato di diritto.
Gli Ordini forensi di tutto il mondo lanciano un allarme e chiedono maggiore sicurezza per i propri iscritti. Nei Paesi a rischio occorre avviare un processo di democratizzazione, che prima di tutto garantisca la tutela dei diritti umani e dei difensori dei diritti umani, siano essi avvocati, giudici, medici o giornalisti. Nei Paesi occidentali, come l’Italia, occorre predisporre strumenti adeguati (ad esempio all’esterno ed all’interno delle Corti e dei Tribunali), che proteggano la vita e la libertà di chi svolge una professione delicata come quella forense.



