ACI CASTELLO – Rischia di restare senza lavoro dopo 25 anni nei quali ha lavorato 8 mesi l’anno, per poi vederseli ridurre a 3 negli ultimi due anni. È la situazione nella quale si trova il signor Orazio Vasta, dipendente tra direzione e reception di un noto stabilimento balneare ricadente tra Aci Castello e Aci Trezza, nel catanese, che denuncia la situazione nella quale si trova adesso.
Con la stagione estiva ormai alle porte e con il lido già aperto da qualche giorno, non ha ancora ricevuto alcuna comunicazione, malgrado le continue rassicurazioni da parte della proprietà, che gli ha promesso di avvertirlo entro la metà del prossimo mese.
Questo pomeriggio ci ha raccontato alcuni particolari di questo triste andazzo, partendo dalla sua situazione di precariato che ha sempre avuto, sin da quando ha cominciato a svolgere questa attività.
“Svolgo da 25 anni quest’attività da lavoratore precario – racconta Vasta –. Credevo di poter avere una stabilizzazione, ma non è stato così. C’è stato un lungo periodo in cui lavoravo per 8 mesi l’anno, prima in direzione per il passaggio dei contratti per le cabine e poi alla reception fino alla chiusura del lido il 31 ottobre. Il lido appartiene a un’azienda, che è stata confiscata alla mafia anni fa, in modo irreversibile. In seguito è stato curato da una persona indicata dal tribunale, che tre anni fa è stata sostituita da un Cda di 4 persone, imposto dall’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati alla Criminalità Organizzata. Da allora il rapporto tra i lavoratori e quest’organo è cambiato. Sono stati tagliati i poteri occupazionali, con riduzione di ore e mesi lavorativi. Così da 8 sono passato a 3 mesi l’anno. Una cosa assurda. Il lido non ha più le vecchie attività che venivano svolte. L’anno scorso abbiamo incontrato il Cda, che quest’anno invece non ci ha chiamato, mentre sono state assunte persone senza qualifica o con contratto a tempo determinato per altre strutture collegate allo stabilimento”.
Lo stabilimento balneare, in quanto bene confiscato alla mafia, ha una sua valenza e importanza. Per porre un freno alla situazione di disoccupazione nella quale rischiano di trovarsi lui e i suoi colleghi, le iniziative a livello sindacale non mancheranno.
“Il lido è un bene confiscato alla mafia – conclude Vasta – e in quanto tale è pubblico. È grave che nonostante ciò viene gestito da veri e propri padroni. Tu togli beni alla mafia e poi crei disoccupazione? Non è possibile una cosa del genere. Con la Usb, Unione Sindacale di Base, abbiamo fatto una richiesta per incontrare il Cda, che ha un atteggiamento antisindacale e non risponde. Attendiamo questo fine settimana, dopodiché il weekend successivo faremo un presidio di protesta, uno sciopero della fame di fronte all’entrata del lido, alla presenza del dottor Claudio Fava, per un diritto civile che non ci deve essere contestato”.



