GELA – “Incapace di intendere e di volere al momento dei fatti contestati“. Con questa motivazione, ispirata dai risultati di una perizia psichiatrica, il gup del tribunale di Gela, Paolo Fiore, ha assolto l’insegnante gelese, Giusy Savatta, dall’accusa di avere ucciso volontariamente il 27 dicembre 2016 le due figlie di 9 e 7 anni, nella loro casa in via Passaniti, nel centro storico gelese.
La donna, secondo le voci dei familiari, soffriva di depressione. Un anno e mezzo fa, fece bere la candeggina alle sue due figlie, le strangolò con le sue mani e poi tentò il suicidio provando a gettarsi dal balcone di casa, ma l’intervento di alcuni vicini evitò il peggio.
Savatta, oggi 43enne, come misura di sicurezza, dovrà trascorrere un periodo ancora da definire in una Rems, la nuova struttura riabilitativa per malati psichiatrici, che accoglie gli ex pazienti degli ospedali psichiatrici giudiziari.
Dopo aver soffocato le due figlie, Maria Sofia e Gaia, la donna disse di aver tentato di suicidarsi ingerendo candeggina a sua volta, cercando di impiccarsi con il flessibile della doccia e poi prendendo un coltello con cui ha tentato di tagliarsi le vene dei polsi e la gola prima di uscire fuori in balcone e provare a scavalcare la ringhiera del secondo piano.
Ai carabinieri che l’arrestarono dichiarò di avere agito in preda a un raptus di follia causato dalla paura che il marito, Vincenzo Trainito, all’epoca 48enne, si separasse da lei abbandonando le bambine. L’uomo, quella mattina del 27 dicembre 2016, era rientrato a casa un po’ prima del previsto e si è trovato davanti agli occhi uno spettacolo agghiacciante.



