CATANIA – Gli hanno confiscato beni per un valore di dieci milioni di euro. Lui, Francesco Pesce, faceva l’imprenditore a Catania e in Sicilia e forte dello stretto rapporto di amicizia che aveva con i Santapaola-Ercolano riusciva a mettere radici ovunque c’erano fonti di guadagno e così manteneva un tenore di vita veramente molto alto.
Nel 2010 è stato arrestato dal Ros durante l’indagine Iblis e a maggio scorso è stato condannato in primo grado a dodici anni di reclusione proprio per i suoi rapporti malavitosi.
Quest’uomo così distinto girava in giacca e cravatta e collaborando con Vincenzo Aiello, rappresentante provinciale della cosca, partecipava attivamente alla distribuzione dei lavori controllati dall’organizzazione criminale a cui dava soldi e favoriva, chiaramente, le imprese vicine a Cosa Nostra.
Tutto questo è emerso durante l’attività investigativa realizzata in collaborazione con i carabinieri del comando provinciale che hanno studiato i comportamenti della famiglia di Catania, Ramacca e Caltagirone.
Nel 2005 attraverso le intercettazioni si scoprì che era Francesco Pesce a versare lo stipendio alla famiglia di Aiello mentre lui era in carcere. Intorno a questi personaggi giravano grossi interessi economici come l’affitto di un terreno a Motta Sant’Anastasia per seicento milioni delle vecchie lire. Era Pesce ad organizzare incontri privati fra Vincenzo Aiello e imprenditori come nel caso del responsabile della logistica di una grossa azienda del settore della distribuzione in cui confluivano gli interessi della mafia catanese e palermitana.
Aiello e Pesce si incontravano spesso negli uffici della società Primefrut proprio dei fratelli Aiello. Il capo dei Santapaola-Ercolano sapeva di poter contare su un socio affidabile che avrebbe fatto penetrare gli interessi della mafia nei lavori per la realizzazione di campi da golf e di un grande parco tematico nel territorio di Regalbuto. Era Francesco Pesce a pianificare sempre tutto…




