Respinta, dal tribunale di sorveglianza di Roma, la richiesta di scarcerazione per motivi di salute avanzata dell’ex parlamentare Marcello Dell’Utri.
L’ex senatore, sta scontando al carcere di Rebibbia, 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. La sua condanna è arrivata il 9 maggio 2014, quando dopo quattro ore di consiglio, la cassazione confermò la sentenza d’appello bis.
Il 24 maggio 2014, il presidente libanese Michel Suleiman, ha firmato l’estradizione in Italia per Marcello Dell’Utri e, il 13 giugno 2014, è avvenuta concretamente l’estradizione e portato al carcere di Parma.
Da quel giorno, l’ex parlamentare ha iniziato a scontare i suoi 7 anni di reclusione.
All’inizio di dicembre, la corte di cassazione ha accolto il ricorso di Dell’Utri, per quanto riguarda la censura delle corrispondenze nel 2015.
Nel luglio del 2017 gli è stato diagnosticato un tumore alla prostata maligno. Da lì sono iniziate le richieste per la sospensione della pena, ma nel dicembre dell’anno scorso, il tribunale di sorveglianza di Roma rigetta le sue richieste. L’ex senatore per protesta, scrive una lettera dai toni accesi dove chiede giustizia e inizia uno sciopero della fame e delle cure.
Infatti, secondo quanto accertato dai medici di Rebibbia, che hanno inviato delle relazioni al Tribunale, Dell’Utri, pare, sia affetto da una cardiopatia e da una forma di diabete grave nonché da un tumore maligno alla prostata.
Ala fine del 2017, la procura generale di Caltanissetta ha richiesto la scarcerazione del politico, facendo così un passo importante. Venerdì scorso, 2 febbraio, i giudici del tribunale di Sorveglianza di Roma, hanno deciso di non far scarcerare l’uomo per motivi di salute.



