Revoca della scorta nonostante le minacce di morte, Ignazio Cutrò: “Il silenzio è mafia”

Revoca della scorta nonostante le minacce di morte, Ignazio Cutrò: “Il silenzio è mafia”

BIVONA – L’imponente operazione antimafia “Montagna”, che ha portato all’arresto di 56 persone, tra le quali Francesco Fragapane, figlio del capomafia di Santa Elisabetta, e il sindaco di San Biagio Platani, Santo Sabella, ha raccolto anche le prove delle minacce di morte all’ex imprenditore Ignazio Cutrò.

Al testimone di giustizia, il cui motto è “in culo alla mafia“, Il Tar ha recentemente confermato la revoca della scorta.

Una decisione che da più parti ha stupito e spinto a chiedere una revisione del provvedimento, soprattutto alla luce del contenuto delle intercettazioni registrate proprio nell’ambito delle indagini che hanno portato al recente blitz antimafia.

Gli appelli al diritto alla protezione lanciati dallo stesso Cutrò, presidente dell’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia, sono finora caduti a vuoto con profondo rammarico per l’ex imprenditore che, in un post condiviso sul proprio profilo Facebook, sottolinea come, nonostante le minacce di morte intercettate dai carabinieri, non pieghi e rilanci i suoi appelli rivolti al ministro Minniti e a chi è chiamato a decidere sulla sicurezza della sua vita e dei propri familiari.

Cutrò aggiunge che sulla sua vicenda è in atto un silenzio assordante da parte di quelle stesse istituzioni a cui con coraggio si era rivolto e, amaramente, in un successivo post ricorda: “Una volta qualcuno disse… Che il silenzio è mafia!“.