Caro carburanti, si muovono Ars e governo: gli armatori siciliani congelano lo sciopero ma la protesta resta aperta

Caro carburanti, si muovono Ars e governo: gli armatori siciliani congelano lo sciopero ma la protesta resta aperta

CATANIA – Arrivano i primi segnali concreti dalle istituzioni nella vertenza sul caro carburanti che sta colpendo duramente i settori della pesca e dell’agricoltura in Sicilia. A renderlo noto è la Federazione armatori siciliani (Fas), che parla di una prima apertura politica dopo le denunce e le minacce di mobilitazione delle ultime settimane.

Armatori siciliani e caro carburanti, convocazione all’Ars

La Fas ha annunciato di avere ricevuto una convocazione da parte del presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno, per un incontro fissato oggi alle 13 nella sede di Catania dell’Ars. Al tavolo è stata invitata anche una delegazione della Cisal, coinvolta nella protesta insieme agli armatori.

L’incontro arriva in un momento particolarmente delicato per il comparto, che da giorni denuncia l’impatto dei rincari sul costo del gasolio e sulla tenuta economica delle imprese, soprattutto in due settori strategici per l’economia del Mezzogiorno come la pesca e l’agricoltura.

Governo disponibile a incontrare gli armatori siciliani

Un ulteriore segnale, secondo la Federazione armatori siciliani, è arrivato anche dal governo nazionale, che si è detto disponibile a ricevere una delegazione del comparto il 30 aprile per avviare un confronto diretto sulle criticità denunciate e sulle misure richieste.

Per la Fas si tratta di uno sviluppo importante, che conferma la fondatezza delle istanze avanzate dagli operatori e l’attenzione crescente verso una crisi che rischia di avere effetti pesanti su intere filiere produttive. La federazione sottolinea infatti che il caro carburanti non rappresenta solo un problema di costi, ma una vera emergenza per la sostenibilità economica delle aziende.

Caro carburanti, gli armatori siciliani valutano sciopero l’1 maggio

Nonostante l’apertura delle istituzioni, la mobilitazione annunciata per il 1 maggio nello Stretto di Messina non è stata ancora ritirata. La Fas spiega che lo sciopero resta al momento in fase di valutazione e potrebbe coinvolgere fino a 100 pescherecci provenienti da Sicilia e Calabria.





Il possibile stop rappresenterebbe un segnale forte della tensione che attraversa il comparto. La protesta, infatti, nasce dalla richiesta di interventi immediati contro il caro carburanti, considerato ormai insostenibile da molte imprese del settore ittico e agricolo.

La Fas: vertenza aperta in attesa di risposte concrete

Nella nota diffusa oggi, la Federazione armatori siciliani ribadisce il proprio senso di responsabilità e la disponibilità a sospendere l’iniziativa di protesta qualora dagli incontri istituzionali emergano risposte concrete, immediate e coerenti con le richieste avanzate.

Allo stesso tempo, però, la federazione chiarisce che la vertenza resta aperta. Il comparto attende infatti segnali chiari e soprattutto interventi strutturali che possano garantire nel tempo la sostenibilità economica delle imprese, messe sotto pressione dall’aumento del costo dei carburanti.

Pesca e agricoltura in Sicilia sotto pressione

La crisi denunciata dagli armatori siciliani si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà per il sistema produttivo isolano. L’aumento del prezzo del carburante pesa in modo diretto sulle attività in mare e su quelle agricole, con ricadute sui margini delle imprese, sulla programmazione del lavoro e sulla competitività.

Per questo motivo, la convocazione all’Ars e l’apertura del governo nazionale vengono lette come un primo passo importante, ma non ancora sufficiente. Gli operatori chiedono che il confronto si traduca in misure reali e tempestive, capaci di dare ossigeno a un comparto che considera ormai non più rinviabili le risposte della politica.