Corruzione, condannata Cannariato. Amata rinviata a giudizio

Corruzione, condannata Cannariato. Amata rinviata a giudizio

PALERMO – Si chiude con una condanna e un rinvio a giudizio l’udienza preliminare sulla gestione dei fondi dell’assessorato regionale al Turismo, costola della più ampia inchiesta sui finanziamenti della presidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana. Il Gup ha accolto le richieste dei pm Felice De Benedittis e Andrea Fusco, delineando scenari pesanti per le due protagoniste della vicenda.

Le decisioni del Gup e le condanne

Marcella Cannariato, nota imprenditrice e legale rappresentante della A&C Broker S.r.l., è stata condannata a due anni e sei mesi di reclusione per corruzione. La Cannariato aveva scelto di essere giudicata con il rito abbreviato. Diversa la sorte processuale per l’esponente di Fratelli d’Italia e assessora regionale Elvira Amata, per la quale è stato disposto il rinvio a giudizio. Il suo processo inizierà il prossimo 7 settembre davanti ai giudici del rito ordinario.

L’accusa: un “patto” tra assunzioni e fondi pubblici

Al cuore dell’inchiesta vi sarebbe quello che gli inquirenti definiscono un vero e proprio patto corruttivo. Secondo la ricostruzione dell’accusa, l’imprenditrice Cannariato avrebbe assunto il nipote dell’assessora Amata nella propria società, facendosi carico anche delle spese di alloggio del giovane durante il periodo lavorativo a Palermo. In cambio, l’assessora Amata avrebbe garantito un finanziamento di 30 mila euro per la manifestazione “Donna, Economia e Potere”, promossa dalla Fondazione Marisa Bellisario (di cui Cannariato era rappresentante regionale).



La difesa: “Solo un atto di cortesia”

Durante gli interrogatori, Elvira Amata ha ammesso di aver chiesto l’assunzione del nipote, giustificandola però come una richiesta di aiuto a un’amica in un momento di fragilità familiare del giovane, negando con forza qualsiasi legame con l’erogazione del finanziamento pubblico. Una tesi, quella della “cordialità” senza fini illeciti, sostenuta fermamente anche dai legali delle due imputate, ma che non ha convinto il giudice per l’udienza preliminare.

Le dichiarazioni di Elvira Amata

A margine della decisione, l’assessora ha diffuso una nota ribadendo la propria posizione: “Prendo atto della decisione del giudice nel rispetto del lavoro della magistratura. Ribadisco fermamente la mia totale estraneità ai fatti contestatimi e intendo proseguire nella tutela delle mie ragioni nelle sedi opportune, con fiducia e determinazione”.

L’esponente politica ha poi ringraziato i propri legali, gli avvocati Vincenzo Lo Re e Giada Traina, confermando l’intenzione di proseguire il proprio incarico professionale in attesa che il processo di merito possa, secondo la sua tesi, dimostrare l’infondatezza delle accuse.