Stella maris di Cormac McCarthy

Stella maris di Cormac McCarthy

Indicazioni programmatiche di lettura: non sentirsi giù di corda, non aiuta 😉

A parte l’incipit semiserio, Stella maris, seconda metà della dilogia che ha preso le mosse da Il passeggero, corona l’opera di Cormac McCarthy, maestro della letteratura americana scomparso (nonagenario!) nel 2023.

Alicia Western è un genio precocissimo, ossessionata dalla matematica e dalla musica: raggiunte vette e domande che si sovrappongono al piano filosofico, alla ricerca del numero come entità platonica, fenomeno concreto quanto l’umanità che riesce a concepirlo, crolla sopraffatta, consumata dalla sua stessa superiore intelligenza e per la sua unicità e isolamento.  

Stella maris è, in effetti, una casa di cura psichiatrica, hortus conclusus, come lo è l’omonimo romanzo, basato su una condizione circolare, senza via di uscita, di un dialogo, circolo vizioso, tra questa straordinaria paziente e il suo terapeuta.

Questo scavo nella follia prende le forme di “sinestesia”, capacità di conoscere attraverso associazioni sensoriali, di geniale asocialità da sindrome di Asperger, di creazione di figure immaginarie (alla Sei personaggi in cerca di autore), di autoconclusione in un desiderio incestuoso, che appare un modo per non uscire da se stessa, ed infine di tendenza al suicidio.

Interessantissima è la riflessione sulla follia come tratto distintivo dell’essere umano rispetto agli altri animali, scatenato dal linguaggio. Sostiene, infatti, che l’inconscio sia elemento atavico, antico milioni di anni, comune agli altri animali – per cui è più spesso chiamato istinto – atto a risolvere i problemi, a trovarne le soluzioni per la sopravvivenza fisica. Al contrario, la parola ha meno di centomila anni e il cervello ne è stato assorbito, sconvolto al pari di un’epidemia per una società. Alla fine questa rivoluzione ha sostituito la “realtà con l’opinione” e “la sanità di mente con la follia”. 



Dal punto di vista stilistico McCarthy alterna abilmente il flusso di coscienza alla Joyce o Faulkner alla più assoluta laconicità, interpretando solo e unicamente un dialogo e le sue immaginifiche visioni.

La gestione di qualunque sistema evolve di pari passo col sistema stesso. Tutto, dal battito di ciglia al colpo di tosse alla decisione di mettersi in salvo. Tutte le facoltà hanno la medesima storia a parte il linguaggio. Le uniche regole evolutive che il linguaggio osserva sono quelle necessarie alla sua stessa costruzione. Un processo avvenuto in poco più di un batter d’occhio. La straordinaria utilità del linguaggio lo trasformò in un’epidemia folgorante. […] Comunque sia, il sistema di guida inconscio ha milioni di anni, la parola meno di centomila. Il cervello non aveva la minima idea di quello che lo aspettava. L’inconscio deve essere stato costretto a fare carte false per agevolare un sistema che si dimostrava del tutto inesorabile. Paragonabile solo ad un’invasione parassitica, paragonabile a nient’altro.

Buona lettura e buone riflessioni 🙂 

Cinzia Di Mauro, autrice catanese di un romanzo distopico Finisterrae (Delos Digital), e di Pangolino mon amour! (All Around), tragicomico racconto dell’epoca covid, di una trilogia di fantascienza Genius (finalista Urania e Delos, Ledizioni Milano),  di un noir umoristico La storia vera di un killer nano (segnalato al Premio Calvino e a breve in uscita per Delos Digital), di un thriller sull’alta finanza Paso doble, di I love Meteorite, romanzo grottesco su una famiglia e un mondo distopico.

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