CATANIA – Si continuano a raccogliere i frammenti dell’ormai sgomberata ex palestra Lupo, spazio occupato da ormai 15 anni da parte di attivisti e utilizzato come punto d’incontro per eventi culturali, mentre le diverse parti politiche iniziano ad appoggiare o a ripudiare l’ordinanza emanata dal sindaco Enrico Trantino.
Lo sgombero dell’ex palestra Lupo, dall’avviso all’abbattimento
“Per motivi urgenti e contingibili di incolumità pubblica e sicurezza urbana, a causa dei rischi che minacciano la pubblica e privata incolumità si ordina lo sgombero ad horas di chiunque occupi, a qualsiasi titolo, l’immobile denominato «Palestra Pietro Lupo» di proprietà del Comune di Catania e le aree limitrofe alla stessa, e al conseguente immediato avvio dei lavori di demolizione della struttura“.
Sono queste le parole utilizzate all’interno dell’ordinanza resa pubblica sul sito ufficiale del Comune di Catania. Termini che non lasciano spazio all’immaginazione: la palestra Lupo è uno spazio che mina la pubblica sicurezza, come suggerisce anche l’appellativo di “anarchici” utilizzato nei confronti degli occupati da parte del comune, ma è davvero così?
Ad opporsi alla scelta presa dal sindaco Trantino è il segretario provinciale del Partito Democratico di Catania, Giuseppe Pappalardo, che si è dichiarato contrario allo sgombero, avvenuto “senza confronto con la città e con i giovani che da tempo avevano trasformato quello spazio abbandonato in un laboratorio culturale spontaneo”.
“Per decenni quell’immobile – ha poi aggiunto Pappalardo – è rimasto nel cuore della Catania storica, a pochi passi dalla questura e da Palazzo degli Elefanti senza che l’amministrazione intervenisse per restituirlo alla comunità. Oggi invece si sceglie la strada dello sgombero senza dialogo, trasformando un problema urbano in un problema di ordine pubblico”.
La rivendicazione da parte della gioventù cittadina
Neanche il dissenso dei più giovani si fa attendere, rappresentato da un gruppo di attivisti che nella giornata del 31 marzo ha interrotto la seduta del Consiglio comunale. Ad unirli un unico coro: “La palestra Lupo non si tocca”.
Eppure è esattamente ciò che è successo, con Catania che continua a mancare di “spazi pubblici di aggregazione per i giovani”, come ha dichiarato il consigliere del Movimento 5 Stelle Graziano Bonaccorsi.
“Se vogliono un luogo fisico in cui dibattere civilmente ne possiamo parlare” ha poi dichiarato il primo cittadino di Catania nonostante quella che invece si è rivelata essere una completa assenza di dialogo, persino nei confronti dell’assemblea municipale. Un modus operandi che lo stesso Bonaccorsi ha criticato, accusando la municipalità di “puntare sull’utilizzo dei fondi PNRR senza un adeguato coinvolgimento del Consiglio comunale e senza una pianificazione condivisa“.
Il processo di “riqualificazione” a Catania, dove gli spazi muoiono e i parcheggi nascono
Si conclude quindi con una nota amara la storia della Palestra Lupo, che da oggi farà ufficialmente compagnia a quegli spazi occupati catanesi strappati ai giovani sotto le spoglie di una “riqualificazione urbana”, come avvenne in passato anche per il “Centro Sociale Auro” o il “CPO Colapesce“.
Un monito che, perlomeno in questa città, lo spazio per i ragazzi non solo non viene garantito ma, nel caso in cui venga reclamato, viene anche trattato come qualcosa da dover “abbattere” in nome del tanto professato e osannato buon costume.
Cosa rimarrà però di Catania quando tutti questi spazi verranno demoliti? Dove guarderemmo quando le generazioni future ci accuseranno di non aver lasciato loro spazio? Forse allora potremmo discuterne in un luogo sicuro, dove i ragazzi non vengano bollati come “anarchici”. Oppure in un parcheggio.



