SICILIA – Il presidente dell’assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno (Fratelli d’Italia), si è espresso di fronte ai microfoni della stampa in seguito al repulisti romano della Meloni. Ad aprire la questione, già in precedenza, il commissario regionale di Fdi in Sicilia, Luca Sbardella, che aveva assicurato l’applicazione sull’isola dello stesso criterio romano per gli indagati del partito: le dimissioni.
L’applicazione del repulisti romano per gli indagati di partito in Sicilia
“Dopo il repulisti romano di Giorgia Meloni, non ho avuto indicazioni in alcun senso e non ho ricevuto nessun genere di invito. Noi però siamo persone di partito, quindi risponderemo se dovessimo essere chiamati in causa. Se quindi sono disposto a fare un passo indietro? Assolutamente sì, ci mancherebbe”.
Così si espresso il presidente Gaetano Galvagno ai microfoni dell’ANSA, dopo che il commissario regionale Sbardella aveva dichiarato che anche in Sicilia era applicabile il medesimo criterio di stampo romano adottato per quegli indagati del partito.
All’interno della regione siciliana, infatti, vi sono già due esponenti del partito coinvolti in inchieste giudiziarie: Gaetano Galvagno, presidente dell’Ars, che vedrà l’avviarsi del processo per corruzione, peculato e truffa il 4 maggio ed Elvira Amata, assessore regionale al turismo, per cui i pm di Palermo hanno chiesto il rinvio a giudizio per corruzione, con il Gip che si pronuncerà il 20 aprile.
“La mia e quella della Amata però sono due fattispecie differenti – ha infine aggiunto Galvagno – io rappresento il Parlamento, lei il governo regionale. In tutti i casi sento molto l’appartenenza a questo partito e quindi non avrei difficoltà alcuna di nessun genere“




