CATANIA – Una storia di sport, fuga, inquietudine e riscatto. Sabato 25 aprile alle 9.30, nel salone dell’Istituto Leonardo da Vinci di Catania, sarà presentato “Il ragazzo di fuoco”, il primo romanzo del belpassese Antonio Rapisarda, meglio noto come Tony, ex atleta emigrato in Francia e oggi anche scrittore.
Il libro racconta il percorso di un ragazzo cresciuto ai piedi dell’Etna che trova nel mezzofondo una strada per cambiare vita. Da promessa dell’atletica a campione in Francia, passando per una partenza improvvisa verso l’ignoto, il romanzo intreccia sport, formazione, dolore e rinascita.
Già accolto con interesse in Francia, dove nel 2024 è uscito con il titolo “Coureur de Feu”, il volume arriva ora anche in Italia in una nuova edizione, frutto di un lavoro di revisione condiviso con il professor Alfio Cazzetta e con l’editore Ignazio Nardone della casa editrice L’Arca di Noè.
“Il ragazzo di fuoco”, il romanzo autobiografico di Tony Rapisarda
“Il ragazzo di fuoco” è un romanzo autobiografico che parte da Belpasso e dall’Etna per spingersi fino alla Francia, dove Rapisarda ha costruito una seconda vita. È una storia segnata da episodi intensi, svolte improvvise e momenti di forte umanità, in cui il lettore segue un ragazzo talentuoso che attraversa il buio della giovinezza per arrivare, tra sport e lavoro, a una piena maturazione personale.
Il titolo richiama una doppia immagine: da un lato il fuoco dell’Etna, dall’altro quello interiore che ha spinto l’autore a correre, partire, resistere e infine raccontarsi.
La scrittura rimasta a lungo nascosta
Per chi lo ha conosciuto soprattutto come atleta, il passaggio alla scrittura può apparire sorprendente. Eppure, racconta Rapisarda, quella vocazione era presente da sempre, anche se custodita in silenzio.
“Scrivere è sempre stato un richiamo silenzioso. Da bambino sognavo di dare voce alle emozioni, ma non trovavo il coraggio di esporle al mondo. Forse era timidezza, forse pudore. La sera annotavo ciò che vivevo — gioie, inquietudini — come si raccoglie la cenere dopo il passaggio del fuoco. Era un gesto intimo, necessario, ma nascosto”.
Per anni nessuno aveva intuito questa inclinazione. Lo stesso autore ammette di avere a lungo scritto solo per sé, senza immaginare davvero che quelle pagine potessero un giorno diventare un libro.
“Mi mancavano il tempo e l’audacia. Scrivevo per me stesso, come si parla a un’ombra fidata. Temevo il giudizio, temevo che quelle parole non trovassero eco. Così accumulavo appunti, frammenti, immagini. Solo ora ho spezzato quelle catene invisibili e ho lasciato emergere ciò che avevo custodito per anni”.
Il successo in Francia e l’arrivo in Italia
Il primo banco di prova è stato la Francia, dove il romanzo ha trovato un’accoglienza positiva. Rapisarda attribuisce quel riscontro soprattutto alla forza narrativa di una storia che non parla solo di atletica, ma anche di radici, identità e appartenenza.
“Lo spero. Un romanzo ha una forza diversa rispetto a un testo tecnico: parla all’anima, non solo alla mente. In Francia è stato accolto con calore perché racconta una Sicilia autentica, quella dei piccoli paesi ai piedi dell’Etna, fatta di volti, silenzi e tradizioni. In Italia il percorso è stato più complesso. Molte porte sono rimaste chiuse, ma grazie al prof. Cazzetta e all’editore Ignazio Nardone della casa editrice “L’Arca di Noè”, il libro ha trovato casa. Dopo un attento lavoro di revisione, è nata una versione ancora più intensa, quasi rifinita dal tempo stesso”.
Il professor Cazzetta, figura decisiva
Nel libro emerge con forza anche la figura del professor Cazzetta, descritto con affetto ma anche con quella severità educativa che lascia il segno. Rapisarda ne parla come di una presenza fondamentale nel proprio percorso umano e sportivo.
“È stato ed è una figura fondamentale. Un maestro, quasi un secondo padre. Quel “bastone” di cui parlo non era reale: era la forza delle sue parole, le scosse necessarie per non farmi cedere nei momenti più fragili”.
La Francia come fuga e rinascita
Uno dei passaggi più forti del romanzo riguarda la partenza per la Francia. Non una semplice scelta, ma una rottura netta, vissuta come un allontanamento necessario da un contesto che non offriva spazio né prospettive.
“Non fu una partenza, ma una fuga. Una fuga verso l’ignoto. Non dissi nulla per non ferire chi mi voleva bene e per evitare di essere trattenuto. Dovevo andare. Dovevo dare un senso alla mia vita. L’Italia non mi offriva spazio, e io avevo bisogno di correre — non solo sulla pista, ma verso un destino”.
È proprio in quel momento, raccontato nel libro con particolare intensità, che per l’autore si rompe tutto e, allo stesso tempo, comincia una nuova esistenza.
“Quella scena è il mio cuore. È il momento in cui tutto si rompe e tutto inizia”.
Dall’atletica alla parola
Antonio Rapisarda è stato un atleta importante, un talento precoce che ha portato con sé il peso di un destino non del tutto compiuto. Il sogno olimpico si è infranto contro una situazione paradossale: troppo francese per l’Italia, troppo italiano per la Francia. Ma da quella frattura è nata un’altra possibilità, più silenziosa e forse più duratura.
Oggi il ritorno in Sicilia con un libro tra le mani rappresenta un nuovo traguardo, non meno significativo di quelli conquistati in pista.
“Torno con gratitudine. Il ragazzo di fuoco è solo l’inizio: in Francia ho già scritto un altro libro e un terzo è in cammino”.
Il ritorno ai Monti Rossi
Tra gli appuntamenti dei prossimi giorni ce n’è uno che per l’autore ha un valore del tutto particolare: quello del 21 aprile ai Monti Rossi di Nicolosi, nei luoghi in cui si allenava da giovane. Lì, dove il respiro si mescolava al vento dell’Etna e dove si preparavano le grandi competizioni, Rapisarda oggi torna da scrittore.
“Lì, sui campi d’allenamento della mia giovinezza, dove il respiro si mescolava al vento dell’Etna e i sogni prendevano forma tra la fatica e la speranza. Lì dove si preparavano le grandi competizioni, e dove, anche dopo la mia partenza per la Francia, tornavo per gli stage concessi dal grande club di atletica di Lille, che sosteneva i miei viaggi e le mie ambizioni”.
E in quel ritorno c’è un’immagine che vale più di tante altre: quella di un uomo che torna negli stessi luoghi non più con le scarpe da corsa, ma con un libro.
“Tornare lì oggi, con un libro tra le mani invece che con le scarpe da corsa, è come chiudere un cerchio di fuoco: lo stesso che un tempo mi spingeva a correre, e che oggi mi spinge a raccontare”.
La presentazione del 25 aprile a Catania
La presentazione del 25 aprile all’Istituto Leonardo da Vinci di Catania sarà dunque più di un semplice appuntamento culturale. Sarà il ritorno di un autore nella propria terra, ma anche il riabbraccio con amici, ex compagni di allenamento e con quanti hanno condiviso con lui la durezza e la bellezza del mezzofondo.
“Il ragazzo di fuoco” si presenta così come un libro che parla di sport, ma non solo. Parla di identità, di partenze, di ferite, di maestri e di futuro. E soprattutto della possibilità di trasformare il proprio passato in racconto.






