Il dramma delle buche a gettito sulle strade siciliane. Intervista all’ingegnere D’Urso

Il dramma delle buche a gettito sulle strade siciliane. Intervista all’ingegnere D’Urso

SICILIA – L’asfalto usato, del tipo depotenziato e composto da inerti, tipo brecciolino, ghiaia, sabbia ed altro, con il bitume che fa da legante, è il tipo di materiale usato per la copertura stradale e basta un giorno di pioggia perché vada in frantumi e si ritorni come prima e magari ancora peggio di prima della copertura asfaltifera.

Un grave problema che da parecchi anni, mette a rischio la sicurezza stradale per gli automobilisti e pure l’intera viabilità siciliana, come mezzi pubblici, pullman e camion privati di trasporto. Per tale grave problema, abbiamo pensato di intervistare l’ing. Tuccio D’Urso, già Dirigente Regionale, nonché già Direttore Generale delle Autostrade siciliane.

Ing. D’Urso buongiorno, il problema della viabilità stradale è diventato una preoccupazione sociale piuttosto rilevante nell’intero territorio isolano. Le poche autostrade siciliane, soggette ad interminabili cantieri e di lunga durata, spesso legati a interventi di ammodernamento, messa in sicurezza e riqualificazione delle infrastrutture, vivono il dramma di una insicura percorribilità, nonché Tangenziali, circonvallazioni, strade stradali e comunali, soggette ad un continuo stillicidio del manto stradale. Per non parlare della Catania-Messina, dove una buca, mediamente ogni 20 metri, porta l’automobilista a imprecare “E mi fanno pagare pure il pedaggio, non solo la tassa automobilistica!”.

“Buongiorno, a lei e alla Redazione di NewSicilia. La qualità dell’asfalto (conglomerato bituminoso) è determinata dalla corretta miscela di bitume, aggregati (pietre) e additivi, garantendo durata, sicurezza e prestazioni. Tipi principali includono drenante (sicurezza sul bagnato), fonoassorbente (riduzione rumore), modificato (alta resistenza) ed ecologico o riciclato”.

Ingegnere, ma è possibile che venga usato un prodotto privo di qualità e persino scadente del tutto?



“La qualità del prodotto si verifica, tramite test di collaudo, come la stabilità Marshall e la densità. Quando l’asfalto dura poco, bisogna verificare se siano state eseguite le prove prima della sua messa in opera. La mancanza di bitume o l’uso di bitume di scarsa qualità, provoca delle piccole lesioni sul manto stradale. Quando piove, l’acqua si infiltra e, per l’effetto del passaggio delle gomme delle auto, provoca una pressione forte sui lati della lesione sull’asfalto; questo provoca un velocissimo deterioramento del manto stradale”.

E tutto questo, quindi, provoca un repentino deterioramento del manto stradale. Roba da non crederci.

“Sì, tutto questo oltre a provocare il cosiddetto dissesto viario, spiega il perché, dopo una pioggia, le strade si riempiono di buche. Altra causa del deterioramento è la imprecisa attività di ripristino delle stesse. Attorno a queste bisogna fare un taglio con un apposito strumento e poi un’attenta rimozione degli strati di asfalto. Il ripristino deve avvenire con materiali di alta qualità ed infine è necessaria la posa di asfalto liquido per rimarginare il vecchio bitume con il nuovo. Questa è la regola per un ottima gestione del manto stradale”.

Il guaio sta proprio qui, caro ingegnere D’Urso, perché dopo una sua attenta e chiara illustrazione di come devono essere svolti e curati i lavori per una egregia sicurezza stradale, il lettore avrà da chiedersi: “Ma le imprese che effettuano questi compiti, vengono controllate dai direttori dei lavori, dagli organi preposti alla gestione della pubblica viabilità?”.