Inchiesta appalti e corruzione, Vetro e Teresi restano in carcere

Inchiesta appalti e corruzione, Vetro e Teresi restano in carcere

PALERMO – Il Tribunale del Riesame di Palermo ha sciolto la riserva su una delle tranche più delicate dell’ultima operazione antimafia nell’Agrigentino. I giudici hanno stabilito che Carmelo Vetro, imprenditore di Favara con alle spalle già una condanna definitiva per associazione mafiosa nell’inchiestaNuova Cupola“, deve restare in cella. La medesima decisione è stata adottata per il funzionario della Regione Siciliana, Giancarlo Teresi, la cui istanza di scarcerazione è stata rigettata.

Restano in carcere Vetro e Teresi

Nonostante la conferma della misura cautelare massima, l’ordinanza del Riesame presenta una novità sul fronte delle accuse. Il collegio ha infatti accolto parzialmente le tesi sostenute dall’avvocato Samantha Borsellino, legale di Vetro, disponendo l’annullamento del capo d’imputazione riguardante la detenzione illecita di armi.

Questa specifica contestazione era nata da una serie di intercettazioni ambientali in cui l’imprenditore discuteva di munizioni e fucili. Tuttavia, i difensori sono riusciti a dimostrare l’assenza di prove solide a supporto di tale ricostruzione, portando i giudici a cancellare l’accusa.



Resta l’impianto su corruzione e concorso esterno

Se il fronte delle armi è caduto, rimane invece granitico il resto del quadro accusatorio. Il Tribunale ha confermato la gravità degli indizi per quanto riguarda i presunti episodi di corruzione, ritenendo ancora attuale e necessaria la custodia in carcere.

L’indagine, che punta a fare luce sugli intrecci tra imprenditoria, colletti bianchi e criminalità organizzata, continua a vedere tra i nomi eccellenti quello dell’ex eurodeputato Salvatore Iacolino, attualmente sotto inchiesta con l’ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa. L’impianto complessivo della Procura, che delinea una fitta rete di favori e interessi illeciti, ha retto dunque al primo vaglio del tribunale delle libertà.