CATANIA – “La situazione è decisamente negativa, va a discapito dei cittadini, coloro che lavorano hanno bisogno della macchina. Questo influisce anche nelle spese mensili che una famiglia deve affrontare”: questa l’idea generale dei cittadini catanesi che, ai nostri microfoni, hanno spiegato come stanno affrontando il caro carburante, “in ginocchio” a causa di prezzi che sembrano raggiungere le stelle.
E proprio in Sicilia, la situazione non è tra le migliori. Anzi, è decisamente critica.
Caro carburante, la genesi della crisi: la guerra in Medio Oriente
L’attuale impennata dei prezzi affonda le sue radici nella recente escalation bellica in Medio Oriente, che ha visto il conflitto tra Iran e Stati Uniti scoppiato nei primi mesi di questo 2026. Il vero punto di rottura per i mercati globali è stato il blocco dello Stretto di Hormuz: quest’ultimo, una sottile lingua di mare tra Iran e Oman da cui transita circa il 20% del petrolio mondiale.
Il blocco della navigazione commerciale e il continuo rischio di attacchi ha “mandato in tilt” la filiera logistica globale, facendo schizzare “alle stelle” i costi di estrazione e trasporto del petrolio.
L’illusione del taglio delle accise: prezzi alle stelle poco dopo
A metà marzo il Governo nazionale è corso ai ripari: la premier Giorgia Meloni ha varato un decreto che stabilisce un taglio delle accise di 25 centesimi al litro, il tutto per cercare di arginare questo “salasso” economico.
La scadenza del provvedimento è fissata per il prossimo 7 aprile, anche se nei fatti ha rappresentato un’illusione per i cittadini. Il sollievo alla pompa è durato pochi giorni: il mercato è fuori controllo e i continui rialzi del prezzo industriale del greggio – rincarato anche di 45 centesimi al litro – hanno “mangiato” lo sconto statale.
A questo critico quadro si aggiungono i focolai di speculazione da parte di alcuni distributori, già finiti nel mirino della Guardia di Finanza e di Mister Prezzi, che stanno già intervenendo su chi non ha abbassato i listini.
Automobilisti in ginocchio: la Sicilia tra le regioni più care
Stando ai dati resi noti dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, questa crisi sta innescando un effetto domino che sta travolgendo tutta la Penisola, con la Sicilia “nella morsa” di una vera e propria stangata: parliamo di una quota di 2,067 euro al litro per il gasolio in modalità self-service e di 1,769 euro per la benzina. La situazione precipita nei grandi centri: a Palermo, ad esempio, le pompe espongono listini superiori ai 2 euro per qualsiasi tipo di carburante.
Il quadro è allarmante e confluisce in una media nazionale già critica. In questo caso, 2,043 per il gasolio e 1,746 per la benzina sulla rete ordinaria e 2,118 e 1,813 in autostrada.
Fermo nazionale dei tir
Il comparto della logistica è al collasso. A fronte di quella che le sigle sindacali definiscono “un’emergenza fuori controllo”, Trasportounito ha proclamato il fermo nazionale dei tir dal 20 al 25 aprile. Mobilitazione che il sindacato intende portare avanti per sostenere il settore. Emergono perplessità dalla Commissione di Garanzia sugli scioperi, che aveva invitato a revocare lo stop per violazione delle regole sul preavviso.
In parallelo Unatras ha indetto assemblee permanenti nelle piazze di 100 città italiane, chiedendo al Governo misure di vitale importanza, come la sospensione dei versamenti fiscali e lo stanziamento di risorse compensative.
Vox populi, cosa ne pensano i catanesi
La Sicilia sta alzando la voce per richiamare l’attenzione del Governo: l’appello punta a ottenere un intervento urgente, che possa risolvere in modo pratico il problema stabilizzando e riducendo il costo del carburante.
Lavoratori e studenti, piccole e grandi imprese necessitano ogni giorno di mezzi pubblici o privati per svolgere le loro mansioni quotidiane, rendendo quindi necessario una manovra repentina che punti a tutelarli. È insostenibile per intere famiglie, pensare di alimentare uno o più mezzi comportando disagi diffusi e alimentati dai lunghi tragitti che in molti ogni giorno devono percorrere per spostarsi in varie parti della propria città.
Che sia la volta buona per proporre uno stile di vita più sostenibile? Anche se fosse, i disagi superano nettamente ogni possibile beneficio. E, nel frattempo, i cittadini arrancano.
Articolo redatto in collaborazione con Enrico De Pasquale; servizio di Enrico De Pasquale



