Forza Italia, la “stangata” di Falcone a Schifani: “Nessun cambio di passo”

Forza Italia, la “stangata” di Falcone a Schifani: “Nessun cambio di passo”

PALERMO – Una “stangata” in piena regola. Marco Falcone rompe gli indugi, chiama in causa direttamente Renato Schifani e certifica pubblicamente che in Forza Italia Sicilia il cambio di passo invocato non si vede. La strana coincedenza è che il suo affondo arrivi proprio nelle stesse ore in cui la tensione ha investito anche il partito a Roma: al Senato infatti Maurizio Gasparri è stato sfiduciato da capogruppo azzurro, con Stefania Craxi indicata come sostituta.

Falcone, eurodeputato e vice capo delegazione di Forza Italia al Parlamento europeo, ha fatto sapere di avere incontrato questa mattina a Palermo il presidente della Regione per un confronto sulla situazione interna del partito e sulle prospettive del governo regionale siciliano. Ma dalle sue parole emerge un giudizio durissimo: dopo il faccia a faccia con Schifani, sostiene, non sarebbero arrivati segnali sufficienti di consapevolezza rispetto alla fase che il partito sta attraversando e alle aspettative dell’elettorato azzurro.

Falcone-Schifani, lo scontro si allarga

Il passaggio più pesante della presa di posizione di Falcone riguarda proprio il metodo politico e la lettura della fase. L’eurodeputato parla della necessità, “ormai evidente”, di un cambio di passo nella gestione di Forza Italia in Sicilia e segnala l’esigenza di una svolta di alto profilo, capace di consolidare i risultati ottenuti e di rafforzare il rapporto con cittadini e opinione pubblica siciliana.

Poi arriva l’affondo più netto: Falcone lascia intendere che a Palazzo d’Orléans non ci sia piena consapevolezza del momento e accusa implicitamente i vertici regionali di muoversi lungo una linea di autoassoluzione, che giudica non adatta alle circostanze. Un passaggio che ha il peso di una sfiducia politica, anche se formulata senza rotture ufficiali.

Il colpo di scena al Senato: Gasparri lascia il ruolo di capogruppo

A rendere ancora più esplosivo il quadro c’è però quanto accaduto oggi a Roma. Secondo le ricostruzioni emerse in giornata, sul tavolo c’era una raccolta firme contro il capogruppo azzurro, e poche ore dopo è arrivata la svolta: Gasparri ha annunciato le dimissioni da capogruppo di Forza Italia al Senato, definendole una decisione autonoma. Antonio Tajani ha quindi indicato Stefania Craxi come nuova capogruppo.



È questo il vero colpo di scena che cambia la cornice politica dell’attacco di Falcone a Schifani: le sue parole non arrivano in un momento ordinario, ma nel mezzo di una giornata in cui gli equilibri interni di Forza Italia vengono scossi anche a livello nazionale. La concomitanza tra l’affondo siciliano e la caduta di Gasparri al Senato trasforma il malessere in un segnale politico molto più ampio.

“Forza Italia in Sicilia torni un partito organizzato e radicato”

Falcone, comunque, non si limita alla critica. Nella parte finale del suo intervento indica anche la strada: Forza Italia in Sicilia, dice, deve tornare a essere un partito organizzato, autorevole e radicato nei territori, capace di interpretare i bisogni reali delle comunità. Non una semplice sommatoria di classe dirigente, ma una forza politica viva, credibile nel rapporto con giovani, categorie e cittadini.

Parole che suonano come una piattaforma politica alternativa rispetto alla gestione attuale. E che, lette assieme a ciò che è successo a Gasparri, raccontano una fase in cui il partito appare attraversato da tensioni sempre meno comprimibili, sia a Palermo sia a Roma.

La sensazione è che la dichiarazione di Falcone segni un punto di non ritorno nel confronto interno. La richiesta di una svolta, il giudizio sull’assenza di segnali concreti e il richiamo alla necessità di un partito più radicato e credibile aprono una nuova fase.