SICILIA – Si continua a parlare del caso relativo a Salvatore Iacolino, indagato per concorso ad associazione mafiosa, in seguito alla deposizione degli atti processuali. A prendere la parola gli avvocati dell’ex dirigente, Giuseppe Di Peri e Arnaldo Faro.
L’accusa contro l’ex dirigente Salvatore Iacolino
“Gli atti processuali, depositati ieri, con particolare riferimento alle informative della Dia e dei relativi allegati, fanno emergere elementi sicuramente a favore del nostro assistito e assolutamente distonici rispetto alla costruzione accusatoria. Tutto ciò a dimostrazione dell’assenza di qualsiasi patto corruttivo o datio di denaro, consegnata e/o ricevuta dall’ex dirigente generale Iacolino”.
Iniziano così i legali di Iacolino, ex dirigente generale del dipartimento regionale per la pianificazione strategica dell’Assessorato regionale alla Salute ed ex direttore generale dell’Azienda ospedaliera universitaria Policlinico “Martino” di Messina.
Quest’ultimo si trova infatti indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata. L’uomo si trova infatti all’interno della stessa inchiesta che ha portato all’arresto di Giancarlo Teresi, dirigente del dipartimento Infrastrutture marittime e portuali, e dell’imprenditore favarese Carmelo Vetro di 39 anni.
La difesa dei legali Giuseppe Di Peri e Arnaldo Faro: “Contestazioni infamanti e ingiuste”
La coppia di legali ha poi proseguito, sottolineando l’assenza di qualsiasi accordo corruttivo: “Stiamo svolgendo ogni attività utile ad accertare e dimostrare la totale estraneità del dott. Salvatore Iacolino rispetto alle infamanti e ingiuste contestazioni che gli sono state formulate. I presunti finanziamenti che sarebbero stati operati da Vetro per le campagne elettorali, costituiscono pura millanteria, come sarà dimostrato. Iacolino non ha mai vissuto a Favara e conseguentemente non è affatto compaesano di Vetro, di cui ignorava, del tutto, i precedenti giudiziari”.
“La gogna mediatica – proseguono – alla quale viene continuamente sottoposto il nostro assistito, con ricostruzioni frammentarie e incomplete, dopo 37 anni e mezzo di una onesta, diligente e prestigiosa storia personale nella pubblica amministrazione, sembrano orientate a una inaccettabile anticipata condanna dell’uomo e del professionista, che difenderà la propria onorabilità e quella della propria famiglia, con ogni mezzo consentito dall’ordinamento, nelle sedi opportune”.




