In ricordo di Alfredo Agosta

In ricordo di Alfredo Agosta

QUESTO ARTICOLO FA PARTE DEL CONCORSO DIVENTA GIORNALISTA, RISERVATO AGLI STUDENTI DELLE SCUOLE SUPERIORI DELLA PROVINCIA DI CATANIA.

Nell’aula magna del Palazzo delle Scienze si è tenuto un convegno sulla lotta alla criminalità organizzata in ricordo del maresciallo dell’Arma dei Carabinieri nell’ambito delle attività del progetto Grins

24 Marzo 2025

Di Matteo Leone

“Date un abbraccio a vostro padre anche per me e i miei fratelli perché noi non possiamo più farlo da 43 anni”. Con queste parole commoventi, Giuseppe Agosta è intervenuto nel corso della conferenza Criminalità Organizzata ieri e oggi in ricordo del padre, il maresciallo dell’Arma dei Carabinieri, Alfredo Agosta, tragicamente scomparso per mano della mafia.

E proprio il 18 marzo scorso, nell’anniversario dell’assassinio del militare avvenuto nel 1982, si è voluto ricordare l’investigatore impegnato da anni in indagini sulla mafia prima di essere ucciso in un bar in via Firenze nel centro di Catania.

Una conferenza particolarmente sentita e commovente che ha registrato una grande partecipazione della comunità universitaria: studenti, professori e rappresentanti delle forze dell’ordine si sono uniti in un dibattito sulla lotta alla criminalità organizzata.

L’iniziativa è stata promossa dai docenti Marco Romano e Melita Nicotra del corso di laurea in Economia Aziendale ed è stata inserita nell’ambito del progetto Grins, in collaborazione con l’associazione antimafia “Alfredo Agosta”.

“La lotta alla criminalità comincia dal sistema educativo e organizzare una conferenza di tale rilevanza all’interno di questo dipartimento è un segnale importante perché sappiamo bene che la mafia tenta ogni giorno di inserirsi nel sistema economico del territorio”, ha detto il rettore Francesco Priolo.

Un momento dell’intervento del rettore Francesco Priolo

Le parole di Giuseppe Agosta, nel rievocare la memoria del sacrificio del padre, sono state un richiamo a “non dimenticare le storie di uomini che, nel rispetto della legalità, hanno cercato di cambiare la propria realtà”. “Quel giorno la mafia ha chiuso la bocca a una persona, ma oggi ne ha aperte 1200”, ha aggiunto riferendosi alla larga partecipazione di studentesse e studenti collegati da remoto alla conferenza.

Carmelo La Rosa, presidente dell’Associazione Nazionale Antimafia “Alfredo Agosta”, nel suo intervento, ha ricordato la figura del maresciallo che perse la vita durante una delicata operazione, sacrificandosi eroicamente per proteggere il confidente Franco Romeo (braccio destro del boss Benedetto Santapaola), che rimase pure ucciso.

A seguire Francesco Mannino, presidente del Tribunale di Catania, ha sottolineato che “in una città come la Catania di allora si diceva spesso ‘purché si ammazzino tra di loro’, Agosta ha avuto il coraggio di non voltare le spalle”. “Questo non significa che la guerra alla mafia sia vinta, ma sono stati fatti importanti passi in avanti”, ha aggiunto.

“La giustizia ha ottenuto numerose vittorie – ha spiegato Maria Carmela Librizzi, prefetto di Catania -, e grazie al sacrificio di coloro che hanno avuto il coraggio di lottare per un futuro giusto oggi possiamo alimentare la speranza”.

Un momento dell’incontro

E prima delle relazioni il prof. Roberto Cellini, direttore del Dipartimento di Economia e Impresa, ha evidenziato il progetto Grins, finanziato con i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che “si concentra sulla ricerca avanzata in ambito economico, politico e sociale”. “La sua missione – ha proseguito – è fornire dati utili a orientare le politiche pubbliche, contribuendo a una crescita resiliente, inclusiva e sostenibile del Paese. Un componente chiave del progetto è la piattaforma open data Amelia, che permetterà di analizzare e comprendere le dinamiche socio-economiche e ambientali a livello locale e nazionale”.

In seguito il giornalista Mario Barresi de La Sicilia ha introdotto l’intervento dei relatori evidenziando alcuni dati relativi all’arresto di Messina Denaro. “Da un sondaggio della scorsa estate realizzato dal centro Pio La Torre – ha detto il giornalista – si evince come soltanto il 20% degli intervistati ritiene che la mafia possa essere definitivamente sconfitta, mentre l’80% la considera un fenomeno impossibile da combattere, questo fa capire quanto le mafie siano radicate in maniera anonima nel nostro sapere sociale e la conseguente impotenza che fanno sentire al cittadino”.



Alcuni presenti all’iniziativa

Il generale di brigata, Salvatore Altavilla, comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Catania, ha aperto la parte dedicata ai relatori ricordando come fosse Catania nella seconda metà degli anni ‘80 contestualizzando storicamente e cronologicamente le mafie siciliane e a quella catanese. In particolar modo si è soffermato sulla “consapevolezza che i giovani hanno oggi su cosa sia la mafia, una consapevolezza diversa si quando io ero giovane – ha sottolineato il generale -. Questo percorso storico è necessario per capire cosa sia stata veramente Cosa Nostra nella Sicilia dei tanti morti. Bisogna partire dalla stessa etimologia della parola per capirne il significato, il termine mafia, infatti, deriva proprio da un termine arabo che indica prepotenza, arroganza”.

“Il percorso storico della mafia siciliana si concretizza quando negli anni 50’ i Corleonesi iniziano a fare riflessioni oltre l’ambito locale, realizzano che i veri introiti provengono dal traffico di droga e dall’edilizia illecita – ha aggiunto -. Solo dopo l’omicidio Dalla Chiesa è stata emanata una legge che ha introdotto il reato di tipo mafioso e soprattutto uno strumento importantissimo che consente il sequestro di beni cui i soggetti che ne hanno disponibilità e non ne giustificano l’acquisizione e l’uso lecito”.

“È proprio da questi strumenti che inizierà l’attività dei giudici Falcone e Borsellino e ne verrà fuori il primo maxi processo della storia”, ha spiegato.

Alcuni rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri

“In Italia, purtroppo, solo quando si verificano fatti gravi si smuovono le coscienze e si agisce”, ha spiegato il generale che ha poi sottolineato come “negli ultimi mesi sono state portate avanti importanti operazioni di servizio che rappresentano un grande risultato e che hanno permesso di sfibrare le organizzazioni criminali dall’interno”. “Questo è uno dei metodi più efficaci per far fronte al contrasto della lotta alle mafie”, ha detto in chiusura di relazione il comandante Salvatore Altavilla.

A seguire Francesco Curcio, Procuratore della Repubblica di Catania, in apertura di intervento ha posto un quesito – Perché le mafie da oltre due secoli sono presenti nella vita economica e sociale del nostro paese? – e citando un discorso di Kennedy ha evidenziato “come nel calcolo del Pil si tiene conto anche dell’operato mafioso, mentre valori come la felicità, il benessere nostro e delle nostre famiglie non ne fanno parte”.

“Dovremmo immaginare come sarebbero oggi città come Napoli senza il contesto mafioso – ha aggiunto -. L’intimidazione è un fattore d’uso comune della mafia di ieri e di oggi, è una capacità di avvalersi di una forza criminale stratificata nella coscienza collettiva e la differenza degli ultimi anni è che grazie alle nuove reti di informazioni oggi è aumentata la capacità di intimidazione”.

Un momento dell’intervento del generale di brigata, Salvatore Altavilla. Al suo fianco il procuratore Francesco Curcio

“La finalità della mafia non è più solo il guadagno, ma è quella di esercitare il potere e godere della capacità di intimorire con ogni forma – ha detto -. Dobbiamo ricordare e evidenziare che la mafia esiste solo perché ha relazioni con le alte istituzioni. Gli unici strumenti che abbiamo sono la repressione e la sensibilizzazione delle future generazioni, solo così potremo continuare la lotta a questo fenomeno sociale che, come tutti i fenomeni sociali, è destinato a scomparire”.

In chiusura stati consegnati i premi alla memoria di Alfredo Agosta al procuratore aggiunto di Catania, Agata Santonocito, al comandante provinciale dei Carabinieri di Palermo, Luciano Magrini, al vicario del questore di Roma, Francesco Rattà, e al giornalista Mario Barresi per il loro costante impegno, nelle rispettive funzioni, nella lotta contro la criminalità.

 

Matteo Leone 3^ anno – Università degli studi di Catania – Catania (CT)

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