Carcere di Brucoli, terzo detenuto morto dall’inizio dell’anno

Carcere di Brucoli, terzo detenuto morto dall’inizio dell’anno

AUGUSTA (SR) – Si registra un altro decesso all’interno delle mura del carcere di Brucoli, ad Augusta, dove un detenuto 41enne è deceduto lo scorso mercoledì. Ad avvisare la famiglia i carabinieri, che hanno indicato come causa della morte un arresto cardiaco.

Il terzo decesso dell’anno all’interno del Carcere di Brucoli

A perdere la vita è Francesco Capria, 41enne e originario di Messina, la cui salma si trova attualmente sotto sequestro in attesa di un’eventuale autopsia. Necessario, infatti, chiarire le dinamiche che hanno caratterizzato le ultime ore di vita del detenuto, specificatamente se il decesso sia avvenuto in cella o se l’uomo sia stato soccorso in tempo fino all’arrivo in ospedale.

Sul fronte giudiziario il caso rimane ancora in fase preliminare, con l’avvocato Giuseppe Bonavita, incaricato dalla famiglia, già operativo nei primi tentativi di ottenere la documentazione per ricostruire gli eventi. Al momento l’obiettivo posto dal legale è quello di verificare responsabilità eventuali, sia sul piano sanitario che su quello organizzativo.

La vicenda, però, si fa decisamente più profonda se si considera che Capria, detenuto dallo scorso ottobre, era già oggetto da diverso tempo di richieste di misure alternative alla detenzione. A giustificare questi insistenti tentativi vi era l’ipotesi secondo cui le condizioni personali del detenuto fossero da ritenersi incompatibili con il regime carcerario.

L’istanza, tuttavia, era stata respinta in seguito all’esclusione di tale incompatibilità e, a gennaio, il giudice di sorveglianza ha negato a Capria anche i domiciliari. Un unico punto di convergenza era stato individuato, dopo ulteriori verifiche, dallo stesso magistrato, che ha aperto alla possibilità di un trasferimento all’interno di una struttura assistita.

Francesco Capria è, al momento, il terzo dall’inizio dell’anno a morire all’interno del medesimo istituto penitenziario, con i primi due morti a causa di overdose.

Il commento di Sebastiano Bongiovanni: “La polizia penitenziaria lavora in condizioni critiche”

A commentare il caso anche l’ex sovrintendente della polizia penitenziaria ed ex sindacalista, Sebastiano Bongiovanni:

“Avevo già denunciato a febbraio due decessi sospetti in pochi giorni e oggi apprendo di un altro caso. La polizia penitenziaria lavora in condizioni critiche, con carenza di organico e difficoltà a coprire tutti i servizi”.

Citati, all’interno dell’intervento, anche gli istituti psichiatrici giudiziari e la loro chiusura:

“Le carceri si trovano senza medici e strumenti adeguati per gestire detenuti con fragilità mentali, e tutto ricade sugli agenti. Non vedo un cambio di rotta. Le responsabilità sono anche dell’attuale gestione: chi ha delega alla polizia penitenziaria dovrebbe rispondere del proprio operato