MONDELLO – Un corteo di manifestanti ha percorso oggi in tono di protesta le strade della borgata marinara, composto dai dipendenti della società Italo Belga. A venir denunciata dai presenti, riuniti dietro il cartellone con su scritto “I lavoratori chiedono rispetto, dignità e certezze“, l’esclusione della ditta dalla gestione di parte della spiaggia nel Palermitano.
La protesta della società Italo Belga di Mondello
“Non siamo mafiosi“. È questo l’urlo che nella marcia di oggi ha unito i lavoratori, in seguito alle notizie su alcuni dipendenti dell’azienda imparentati con esponenti mafiosi e sull’uso di ditte provviste di legami con svariati condannati per mafia per effettuare lavori. A prendere voce gli stessi dipendenti; come il 57enne Vincenzo Mansueto, impiegato a tempo indeterminato nel reparto amministrazione, che ha dichiarato:
“Ho iniziato a lavorare qui conclusa la leva militare. Cominciai con un contratto stagionale e poi, dopo il primo è arrivato il secondo e, infine, sono stato assunto. Molti di noi, in questi giorni, non riescono a chiudere occhio la notte. Ci etichettano come mafiosi, come sottopagati, ma non è vero. Ho contributi versati da 36 anni e sono una persona per bene“.
A fare da eco poi Ignazio Mancuso, 66enne e guardia notturna da cinque anni, che tramite i contratti stagionali ha potuto lasciarsi alle spalle il lavoro in nero:
“Non voglio farne mistero, prima vendevo Coca Cola e granturco in spiaggia, ero un venditore ambulante. Poi ho presentato una domanda e ho ottenuto il primo contratto. Adesso a 66 anni dove devo andare?“.
Il ruolo dei bagnini, il passaggio di testimone tra generazioni differenti
Un’altra testimonianza arriva anche da Mauro Laurella, 60enne e ritenuto da chiunque come il maestro degli assistenti bagnanti.
“Sono il bagnino anziano – ha dichiarato Laurella – lavoro qui dal 1988. Ho formato tanti assistenti bagnanti giovani che, negli anni, hanno fatto carriera e sono stati chiamati con contratti stagionali. Abbiamo fatto sempre del nostro meglio per mantenere Mondello sicura e pulita. Nel corso di una stagione riscontriamo circa mille episodi di rischio annegamento“.
A seguirlo anche le voci di due suoi allievi: Melania Cacocciolo, 37enne e dipendente da 7 anni, e Mauro Buffa, 52enne.
“È un lavoro che fai per vocazione – ha spiegato Cacocciolo – ma oggi siamo molto preoccupati per il nostro futuro. Uno dei momenti più gratificanti della mia breve carriera è stato quando dei turisti erano in difficoltà, a duecento metri dalla riva, e insieme ad insieme una collega li ho salvati”.
“Dal 1996 faccio il bagnino – ha aggiunto dopo Buffa – il mio primo esordio è stato traumatico: ho visto morire, davanti ai miei occhi, un signore per un infarto. Ne rimasi scosso. Poi però tutti i salvataggi sono andati a buon fine, fino all’ultimo, che risale allo scorso anno, quando un turista ha avuto un malore mentre si trovava in acqua e sono corso a salvarlo”.
Il lavoro come percorso formativo
Tra il coro è presente anche Anna Candela, che ha aggiunto:
“Ho 51 anni, lavoro qui da quando ne avevo 28, come addetta ai servizi igienici. È un lavoro umile, ma ha la sua importanza. Per me almeno l’ha avuta, ho goduto di un impiego dignitoso, con contributi in regola. Quest’anno però si prospetta un’estate di apprensione ed ansia“.
A chiudere, infine, le parole della giovanissima Aurora Moceo, 20enne e con il primo contratto stagionale come cassiera risalente allo scorso anno:
“Studio all’università, frequento Scienze del Turismo e questo lavoro mi è utile per potere pagare l’università. Una volta conclusa la laurea mi piacerebbe proseguire nel settore del turismo, magari come guida turistica o in qualche struttura alberghiera”



