PALERMO – Il procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia, interviene nel dibattito sul potere disciplinare nei confronti dei magistrati, dopo le recenti dichiarazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Il ministro, in un’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore, ha parlato della possibilità di rinunciare al potere di iniziativa disciplinare del ministero nei confronti dei magistrati, aprendo così una riflessione sul sistema di responsabilità nella magistratura.
“Non lo abbiamo mai chiesto”
Il procuratore De Lucia ha chiarito la posizione di molti magistrati: “Parlo a titolo personale, ma sono ragionevolmente certo di rappresentare la posizione della stragrande maggioranza di chi fa il mio lavoro: non abbiamo mai chiesto niente del genere, né lo desideriamo“.
Secondo il magistrato, la responsabilità resta un principio fondamentale: “Chi sbaglia paghi: è giusto così. Vale per noi, come per i politici e per qualsiasi altra professione“.
La questione costituzionale
De Lucia ha inoltre ricordato che un eventuale cambiamento richiederebbe un intervento sulla Carta costituzionale.
“L’attuazione di questa idea richiederebbe un’ulteriore revisione costituzionale, dato che non è inserita nella proposta di modifica della Costituzione che sarà oggetto del voto referendario del 22 e 23 marzo”, ha spiegato.
Il timore di interferenze politiche
Il procuratore ha poi precisato che i magistrati non temono i procedimenti disciplinari in sé, ma piuttosto il rischio che possano essere influenzati dalla politica.
“Quel che ci preoccupa è che questi possano essere orientati dalla politica e possano prescindere dalle ragioni di merito”, ha affermato.
“Serve equilibrio tra i poteri dello Stato”
In conclusione, De Lucia ha sottolineato la necessità di mantenere l’equilibrio previsto dall’ordinamento: “Il ministero continui dunque a esercitare la propria azione disciplinare, nel rispetto del bilanciamento tra i poteri dello Stato previsto dalla nostra Costituzione“.




