Bruno Contrada “simbolo di uno Stato che nega i diritti”. Il ricordo del suo avvocato

Bruno Contrada “simbolo di uno Stato che nega i diritti”. Il ricordo del suo avvocato

PALERMO – A esprimersi sul decesso di Bruno Contrada, l’ex alto dirigente della polizia che ci ha lasciato questa mattina, sono stati – tra i tanti che lo ricordano – l’avvocato Giordano e il deputato regionale Miccichè.

Il legale Giordano sul decesso di Bruno Contrada

L’avvocato Stefano Giordano, impegnato per anni come legale dell’ex numero tre del Sisde, ha affermato così: “Più che un assistito Bruno Contrada è stato un caso umano e professionale per me di grande importanza. È stato il simbolo di uno Stato che nega i diritti e di ciò che può accadere quando lo Stato dimentica se stesso, i propri obblighi, i propri limiti, le proprie regole fondamentali e si abbatte su un cittadino con tutto il peso della sua forza”.

Il legale si è espresso anche sulla Cedu, Corte europea dei diritti dell’uomo, e della relativa condanna presentata in tre occasioni nei confronti dell’Italia. Nello specifico durante il 2014, in seguito alla violazione dell’articolo 3 della Convenzione, con la terza condanna subentrata nel maggio del 2024, per la violazione dell’articolo 8.

“Contrada era gravemente malato – ha poi spiegato Giordano – e tuttavia lo Stato gli negò, ripetutamente, le misure alternative alla detenzione, imponendogli un regime carcerario incompatibile con le sue condizioni di salute. I giudici di Strasburgo qualificarono questo trattamento come inumano e degradante. Nell’aprile del 2015 l’Italia venne condannata per violazione dell’articolo 7. Contrada era stato ritenuto colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa, reato che all’epoca dei fatti non era ancora sufficientemente definito nella giurisprudenza italiana”.

“Le sue conversazioni telefoniche – aggiunge – erano state intercettate nel 2018 nell’ambito di un procedimento nel quale non era nemmeno indagato”.

L’assoluzione dopo anni di lotte legali

Questa serie di provvedimenti, come afferma lo stesso legale, non fanno che dimostrare “accanimento che non trova giustificazione in alcuna logica di giustizia”. La condanna, poi, era stata revocata dopo la sentenza del 2015.

A tal proposito quindi la Corte d’appello di Palermo aveva riconosciuto a Contrada il “diritto alla riparazione per ingiusta detenzione con un indennizzo“. Una “vittoria che non restituiva gli anni sottratti, non cancellava le sofferenze patite, ma ristabiliva almeno una verità: Contrada non doveva essere né processato né condannato per quei fatti”.

Non posso dimenticare il trattamento che gli è stato riservato e la violazione delle regole ai suoi danni. Si arrivò perfino a una perquisizione ingiustificata della polizia di Reggio Calabria che venne interrotta solo quando chiamai i carabinieri”.

La vicinanza del deputato regionale Miccichè

“Esprimo profondo cordoglio per la scomparsa di Bruno Contrada“. Così si è poi espresso, all’interno di una nota, anche il deputato regionale di Grande Sicilia Gianfranco Miccichè, prima di proseguire:

“La sua vita è stata messa a dura prova da vicende giudiziarie inenarrabili, che lo hanno segnato profondamente. Nonostante tutto, ha affrontato questa lunga e dolorosa ingiustizia con grande forza e dignità. La storia di Bruno Contrada meriterebbe di essere raccontata a tutti coloro che oggi nutrono ancora dubbi su cosa votare al prossimo referendum sulla giustizia. Alla sua famiglia rivolgo un affettuoso abbraccio e le più sincere condoglianze in questo momento di dolore”.