Frana di Niscemi, il rapporto dell’Università di Firenze: “Rischio ancora elevato”

Frana di Niscemi, il rapporto dell’Università di Firenze: “Rischio ancora elevato”

CALTANISSETTA – Il rischio legato alla frana che lo scorso gennaio ha colpito Niscemi, in provincia di Caltanissetta, rimane elevato e il fenomeno è destinato a evolversi ulteriormente. È quanto emerge dalla relazione redatta dai docenti dell’Università di Firenze guidati da Nicola Casagli, presidente del Centro per la Protezione civile dell’ateneo e professore ordinario di Geologia applicata, incaricati dal Dipartimento della Protezione civile della Presidenza del Consiglio di analizzare il disastro che ha sconvolto il comune siciliano.

Frana di Niscemi, il rapporto dell’Università di Firenze

Il rapporto, lungo circa 150 pagine e pubblicato sul sito del Dipartimento della Protezione civile, raccoglie schemi, rilievi fotografici, analisi storiche e dati satellitari radar interferometrici. Il documento ricostruisce inoltre la storia delle frane nella zona, a partire da quella documentata nel 1790, e presenta indagini geofisiche e una valutazione del rischio residuo nel centro abitato.

Secondo gli esperti, la situazione richiede particolare attenzione soprattutto lungo la scarpata principale che costeggia il paese: “È suscettibile di un’evoluzione che potrebbe coinvolgere ulteriori edifici posti in prossimità del margine instabile e compromettere in modo permanente tratti di viabilità strategica”, si legge nel rapporto. Nonostante ciò, il centro del paese, nel suo complesso, presenta condizioni di sostanziale stabilità.

Le misure indicate

Tra le principali misure indicate dagli studiosi vi sono interventi finalizzati a ridurre l’infiltrazione delle acque provenienti da monte, intercettando i flussi idrici prima che penetrino nella massa instabile. Il documento suggerisce inoltre opere di protezione alla base dei versanti per contrastare l’erosione fluviale, considerata uno dei fattori che contribuiscono alla riattivazione del fenomeno franoso.

Particolare attenzione viene riservata alle aree più critiche, come l’alveo del torrente Benefizio, dove si suggeriscono interventi di ingegneria naturalistica, tra cui piantumazioni e opere di consolidamento del suolo. Il rapporto sottolinea anche la necessità di potenziare il sistema di monitoraggio sul territorio attraverso strumenti come inclinometri profondi, utili per controllare le pressioni e i movimenti del terreno.

Gli esperti ritengono inoltre necessario prevedere la delocalizzazione degli edifici situati entro una fascia di 50 metri dal margine della scarpata. Attualmente, per motivi di sicurezza, l’area interdetta arriva fino a 100 metri dal precipizio.

L’inchiesta

Nel frattempo la Procura di Gela, che ha aperto un’inchiesta sulla frana di Niscemi, acquisirà agli atti la relazione dei docenti dell’Università di Firenze. Il documento costituirà un elemento importante per comprendere le cause del dissesto e valutare eventuali responsabilità, oltre a fornire indicazioni utili per la gestione e la riduzione del rischio nel territorio.