CATANIA – In collaborazione con Unict, i ricercatori dell’Università della Calabria hanno realizzato il primo modello tridimensionale in grado di descrivere la variazione della temperatura nel sottosuolo della Calabria fino a profondità che interessano la litosfera. Lo studio è da considerarsi uno dei più promettenti- e meno valorizzati – in quanto lo sfruttamento del calore della terra potrebbe essere impiegato in tecnologie di uso comune e quotidiane.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Geothermics.
Unical in collaborazione con Unict
Il nuovo progetto che appunto permette di descrivere e osservare le variazione di temperatura del sottosuolo calabrese, ha già permesso ai ricercatori di evidenziare delle aree con un potenziale geotermico concreto e già tecnicamente accessibile. Quest’ultime, essendo risorse di bassa e media temperatura, potrebbero essere adatte ad applicazioni quotidiane come il riscaldamento, i sistemi di climatizzazione per edifici e diversi processi industriali.
Dall’analisi emerge come il calore nel sottosuolo calabrese non sia distribuito in modo uniforme. In particolare sotto i bacini ionici, a circa tre chilometri di profondità, si registrano temperature superiori ai 90 gradi. Queste sarebbero idonee alla produzione di energia elettrica o di grandi quantità di energia. Quest’ultima ipotesi richiede però ulteriori indagini e campagne esplorative maggiormente approfondite.
Le altre collaborazioni
“Nel contesto della transizione energetica nazionale – evidenzia la ricerca – la geotermia nel Sud Italia si configura oggi come una delle risorse più promettenti e, al tempo stesso, meno valorizzate. In un territorio caratterizzato da elevata complessità geologica, e da significative anomalie termiche profonde, lo sfruttamento del calore naturale della Terra rappresenta non solo un’opportunità energetica, ma anche una sfida scientifica di primo piano”.
A partecipare alla ricerca hanno collaborato il dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Università di Catania e ricercatori dell’Università della Calabria. Fondamentale poi il supporto di altri partner italiani e internazionali: E3, l’Osservatorio etneo dell’Ingv di Catania, l’Helmholtz Centre Potsdam – Gfz German research centre for geosciences e l’Istituto per la tecnologia delle membrane di Rende.




