MONDO – Donald Trump, il “Giustiziere della notte”, prima con la cattura di Nicolas Maduro in Venezuela e adesso con l’eliminazione di Ali Khamenei.
L’uccisione della Guida Suprema iraniana, avvenuta in un attacco congiunto USA-Israeliano, rappresenta un caso di estrema gravità, per tutto quello che può generare, a partire da atti terroristici senza precedenti, ed ancora di un triste presagio: “Un’apertura senza fine, delle ostilità, con un rischio elevatissimo per una guerra che vede coinvolta l’intera Regione del Medio Oriente ed interi Continenti”.
Teheran ha lanciato attacchi contro Israele e Asset statunitensi in Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrain, Giordania, Arabia Saudita e Iraq. L’evento pone a rischio la Regione intera, con una destabilizzazione per lunghi anni, con crisi economiche, interruzioni dei flussi energetici e persino di fame nella Striscia di Gaza. Da Fonti del regime iraniano, pare che il leader spirituale, Khamenei, avesse lasciato un testamento politico, il nuovo Rahbar (Guida Suprema) sarebbe Ali Larijani, il generale iraniano nominato lo scorso agosto segretario del Consiglio di Sicurezza nazionale, molto radicato e legato al conservatorismo della Repubblica islamica. Sicuramente, il tutto si ritorcerebbe sui giovani che si sono opposti, a gennaio scorso, al capo supremo iraniano. Chiaramente, se il regime degli Ayatollah dovesse rimanere alla guida dell’Iran, le manifestazioni dei giovani, generazione Z, con la morte di numerosi manifestanti e astanti, non servirebbero a nulla. Alcune stime indicano migliaia di morti tra l’8 e il 9 gennaio 2026, nel contesto di un blackout di internet imposto dal regime per nascondere l’entità della violenza.
A questo punto, e per cercare di capire qualcosa sull’evolversi della vicenda iraniana ed ancora sulle possibili ripercussioni che sicuramente coinvolgeranno anche l’intero Occidente, abbiamo pensato di chiedere al Generale di Corpo d’Armata Giovanni Ridinò, di esporci un quadro più chiaro sul conflitto in Iran. Il Generale di Corpo d’Armata Giovanni Ridinò ha avuto l’alto incarico di Direttore della Cellula Strategico Militare dedicata ad UNIFIL presso le Nazioni Unite in New York.
-
Generale Ridinò, buongiorno, innanzitutto la ringrazio per la sua sempre pronta e cortese disponibilità, nel darci dei chiarimenti anche sulla delicata situazione del recentissimo attacco all’Iran e con l’assassinio della Guida Suprema Ali Khamenei. Si pensava che il 2026 avrebbe dovuto rappresentare l’anno degli accordi per la “Pace nel Mondo”, a partire dal Conflitto Russo-Ucraino e quello Israelo-Palestinese. Ed invece?
Buongiorno a lei, al Direttore Sergio Regalbuto, alla Redazione e ai lettori ed eccomi; siamo qui, purtroppo a parlare di guerre e non di trattative di pace. L’attacco all’Iran arriva e come sempre tutti sembrano essere colti di sorpresa. Come per la Guerra Russo-Ucraina occorre guardare alle dottrine militari. Per la Russia si è trattato di mettere in atto quanto previsto dalla loro vecchia dottrina. Passare da programmate grandi esercitazioni militari ad un attacco vero per cogliere di sorpresa l’avversario. Per gli USA lo schieramento della prima portaerei nell’area del Golfo, poteva essere intesa come il “mostrare la bandiera”(show the flag) e la capacità di proiezione militare della nazione. L’invio della seconda portaerei aveva un significato più chiaro “mostrare la forza militare” per un imminente intervento e invitare a migliori consigli gli ayatollah che sponsorizzano il terrorismo internazionale e fomentano l’antisemitismo ed hanno sempre sostenuto la necessità della distruzione dello Stato di Israele.
-
Gli USA e Israele hanno più volte minacciato Teheran e lo hanno invitato a sospendere l’arricchimento dell’uranio ed hanno, senza se e senza ma, dichiarato che non accetteranno mai che l’Iran si possa dotare di un’arma nucleare che rappresenterebbe una minaccia concreta per la fine di Israele.
Sì, le minacce sono state, poi, confermate con gli attacchi del giugno dello scorso anno e con l’attacco attuale dopo il tentativo di accordi diplomatici, che non avevano grandi possibilità di riuscita, tenuto conto delle richieste “aut aut” gettate sul tavolo delle trattative da parte degli USA (sospensione dell’arricchimento dell’uranio, consegna di tutto l’uranio arricchito, eliminazione dei missili a lunga gittata ed ipersonici che non avrebbero mai potuto essere accettati dagli ayatollah perché li avrebbero umiliati e resi più deboli nei confronti dei vicini paesi arabi non molto amici (Arabia Saudita, Emirati Arabi, Iraq, Libano) e che subiscono da tempo lo strapotere destabilizzante nell’area da parte dell’Iran.
-
E adesso? È preoccupante pensare agli sviluppi futuri di questo atto di guerra aperta.
Non credo che possa essere considerata determinante l’eliminazione dell’Ayatollah Khamenei (ove fosse confermata). Come si suol dire “morto un papa se ne fa un altro”. La rivoluzione che portò alla caduta dell’allora Scià di Persia e l’insediamento al potere di una guida spirituale dell’Islam ha dato una svolta, a mio avviso, senza ritorno, imponendo il controllo politico sui popoli del medio e dell’estremo oriente.
-
Generale Ridinò, ma c’è anche un altro rompicapo da porre in evidenza, fra i guardiani della Rivoluzione apparirebbe il figlio di Ali Khamenei, Mojtaba, da anni indicato, soprattutto da ambienti dell’opposizione, come suo possibile successore.
È possibile che Khamenei abbia già designato il suo successore spirituale che difficilmente potrà deviare dagli editti lanciati dal suo predecessore al mondo intero. In alternativa c’è il rischio che in Iran prenda il potere una giunta militare guidata dalle guardie della rivoluzione, che non accetterebbe di soccombere ai diktat provenienti dal mondo occidentale.
-
Ancora, migliaia di persone, inclusi minori, sono state arrestate arbitrariamente, sottoposte a sparizioni forzate e rischiano torture. Nel corso del 2025, si stima che oltre 21.000 persone siano state arrestate e le esecuzioni capitali sono aumentate.
Come tutti i conoscitori di cose militari è risaputo che una guerra difficilmente si vince solo con il potere aereo. Non bastano la superiorità aerea, il controllo dello spazio aereo, il numero di missili per riuscire a estromettere un potere ancorché poco amato. Occorre poi occupare materialmente quel territorio e sottoporlo al controllo della nuova forza politico-militare accettata dalla maggioranza del popolo.
-
Come già successo in Vietnam, vero Signor Generale?
Sì, come già successo in Vietnam, in Iraq, in Afganistan e in Ucraina, adesso, occorre conquistare il territorio e questo non sempre è facile e spesso si ottiene con perdite umane di grande portata che i popoli occidentali, oggi, non saprebbero sopportare se non per la difesa della propria esistenza, come sta avvenendo con il sacrificio del popolo ucraino per la difesa dell’indipendenza del proprio paese e che merita l’ammirazione del mondo intero. In Iran il cambio di potere può avvenire soltanto con una controrivoluzione che nasca dal popolo. Ma non sono a conoscenza che, a parte le manifestazioni recenti di studenti, commercianti e gente comune, soffocate nel sangue, esista oggi in quel paese una guerriglia armata ed addestrata per guidare un simile movimento contro le guardie della rivoluzione, il vero esercito al servizio dell’Islam.
-
Ma allora avverrebbe il crollo della speranza dei giovani iraniani? Ovvero, a nulla sono valse le lotte sociali per avere un paese moderno e democratico.
Non vorrei che, come già successo, non ci sia stata una vera pianificazione “del dopo”. Il che sarebbe molto grave e potremmo alla fine “cadere dalla padella alla brace”, come successo in Vietnam, Iraq, Afganistan e in Libia. Un’ ultima considerazione, non di poco conto, il mondo dell’Islam non consentirà mai che la sua sede principale, guida e promotrice dell’espansionismo del corano, cada nella polvere sotto i colpi inferti da “cani infedeli” e questo mi preoccupa e non poco.
- Signor Generale, la preoccupazione che lei evidenzia è alquanto vera e ne discuteremo al prossimo appuntamento.
La Civiltà, nel 2026, è in piena crisi d’Identità. Una situazione che dovrebbe fare riflettere i responsabili dei destini del Mondo. Penso che di questi appuntamenti ne avremo ancora parecchi, nella speranza di uscire da questo Tunnel e che non accadano attacchi terroristici, anche da noi come, purtroppo ci si aspetta.
Sì, l’Iran è ampiamente considerato uno dei principali sostenitori del terrorismo e dei gruppi militanti in Medio Oriente. Teheran fornisce finanziamenti, armi, addestramento e supporto logistico a diverse organizzazioni, tra cui Hezbollah in Libano, gli Houthi in Yemen, milizie sciite in Iraq e fazioni palestinesi come Hamas e il Jihad Islamico. Grazie, Generale Ridinò, alla prossima.



