Inchiesta Milano sul delivery, 3.500 rider siciliani in attesa: timori e richieste di tutele

Inchiesta Milano sul delivery, 3.500 rider siciliani in attesa: timori e richieste di tutele

SICILIA – Sono circa 3.500 i rider in Sicilia, di cui 1.350 a Palermo, che seguono con apprensione gli sviluppi dell’inchiesta della Procura di Milano sul settore del food delivery.

L’indagine riguarda presunte ipotesi di caporalato e sfruttamento del lavoro nei confronti delle piattaforme Foodinho (brand Glovo) e Deliveroo.

La posizione del sindacato

Secondo Francesco Brugnone, coordinatore del Nidil Cgil Sicilia, l’inchiesta avrebbe acceso finalmente i riflettori su una condizione denunciata da tempo.

“Da anni chiediamo un faro sulle posizioni lavorative dei rider siciliani”, afferma Brugnone, sostenendo la necessità di un contratto di lavoro subordinato full time a 40 ore settimanali, con tutele adeguate e una retribuzione che superi l’attuale soglia ritenuta insufficiente.

Il sindacato si dice disponibile a collaborare con la Procura milanese per fornire elementi utili all’indagine e sta organizzando assemblee e incontri con i lavoratori.

Paure e prospettive

Tra i rider, spiega Brugnone, c’è timore che le aziende possano decidere di lasciare il mercato italiano. Un’ipotesi che, secondo il sindacato, non troverebbe riscontro concreto.

L’eventuale evoluzione dell’inchiesta potrebbe, invece, produrre effetti positivi per l’intera categoria, ridefinendo condizioni contrattuali e diritti.

Il nodo occupazionale in Sicilia

Il lavoro dei rider assume un peso diverso nei territori. In Sicilia, e in particolare a Palermo, rappresenta spesso un’opportunità in un contesto segnato da alti livelli di disoccupazione.

Proprio per questo, la vicenda giudiziaria viene seguita con attenzione: tra la richiesta di maggiori garanzie e la necessità di non perdere una fonte di reddito per migliaia di lavoratori.