La brillante audizione di Catania candidata a Capitale della Cultura

La brillante audizione di Catania candidata a Capitale della Cultura

ROMA – Se Catania non sarà Capitale della Cultura 2028, sicuramente, verrà ricordata come una tra le migliori candidate. All’audizione avvenuta oggi al Ministero della Cultura, dopo l’emozione iniziale, quel che è rimasta è la sensazione di aver assistito alla miglior presentazione possibile di un dossier (Catania Continua) voluto da città che ha saputo confessare – ed affrontare attraverso le domande della commissione – anche le proprie contraddizioni in campo culturale.

In sala Spadolini sono intervenuti tutti i curatori del dossier, Paolo della Sega, Angela Tibaldi, Patrizia Braga. Gli amministratori; il presidente della Regione Renato Schifani e il sindaco di Catania Enrico Trantino, insieme al responsabile della Direzione Cultura del Comune di Catania, Paolo Di Caro, e delle Politiche Comunitarie Fabio Finocchiaro. Gli enti e le associazioni catanesi che hanno strutturato i progetti territoriali. La commissione incaricata dal ministero era composta da sette rappresentanti, tra cui la ragusana Vicky Di Quattro.

Lasciarsi alle spalle Agrigento

Perchè dare una seconda chance alla Sicilia, a Catania in particolare, dopo le enormi difficoltà di Agrigento? La domanda, plausibile, è arrivata dallo storico Vincenzo Trione. “Siamo molto contenti che ci abbiate fatto questa domanda – ha risposto Di Caro – perchè la costruzione del dossier è stata orientata anche alla comprensione e lo studio delle esperienze delle altre Capitali della Cultura in questi anni”. Catania conterà sull’ufficio speciale costituito dall’amministrazione.

“Abbiamo voluto, all’interno del dossier, creare l’ufficio speciale per la Capitale (Catania della Cultura ndr) proprio perchè, mantenendo il coordinamento in capo all’amministrazione comunale, al sindaco, abbiamo la possibilità di essere operativi immediatamente. Con strumenti trasparenti, scelta del management, con la possibilità di avere il monitoraggio dell’attività costante e con la collaborazione della nostra Università di Catania, con la quale abbiamo già stipulato un accordo in questo senso”.

Una organizzazione strettamente centralizzata dovrebbe quindi evitare ogni defaillance. “Per noi – ha concluso Di Caro – la sfida è stata sapere di avere la possibilità di candidarci nonostante ci siano state esperienze che hanno lasciato qualche perplessità”.

Catania Capitale della Cultura “sulle gambe” della tassa di soggiorno turistica

Di Caro ha risposto poi sul budget. “Sta in piedi sulle proprie gambe” ha specificato sottolineando che verrà alimentato dagli incassi dalla tassa di soggiorno maggiorata recentemente dal Comune di Catania. “Abbiamo tratto ricchezza dalla presenza dei turisti ed è una ricchezza che la città, con la nomina a Capitale della Cultura 2028, intende restituire a tutto il territorio. Non solo al Centro, ma anche alle periferie che parteciperanno al processo condiviso”.

 

Catania Capitale della Cultura come per Trapani l’America’s Cup

Ciclone Harry, frana di Niscemi, Catania Capitale della Cultura. Dalle calamità alle opportunità per il territorio. Il presidente della Regione Renato Schifani ha confermato nuovamente l’impegno del governo per la candidatura della città. “Fin dal primo momento e continueremo ad esserlo, saremo a fianco del Comune. La traduzione di questo progetto in fatti concreti e tangibili è rassicurata da una catena virtuosa tra comitato promotore, cabina di regia ed ufficio speciale. Noi ci siamo nel comitato e in tutto quel che ne deriva, perchè ci crediamo”.

Parlando della sostenibilità economica dell’iniziativa, Schifani ha chiarito: “L’attività si accompagna ad una serie di investimenti in infrastrutture, dietro le quali c’è il governo, che renderanno sostenibile lo svolgimento degli eventi e costruiranno dopo una legacy positiva per migliorare la qualità della vita e l’attrattività dei territori”.

Schifani è tornato poi indietro di un ventennio, immaginando per Catania gli stessi effetti che l’America’s Cup ebbe per Trapani e le Egadi nel 2005. La Coppa America siciliana targata Louis Vuitton ha fatto registrare un boom di presenza su scala europea. “Il governo nazionale e regionale hanno finanziato la Coppa America ed è cambiata una città. Si investirono decine e decine di milioni. Vivemmo momenti di grandissima esaltazione che hanno dato concreta dimostrazione di come la Sicilia stia al passo quando è chiamata a svolgere il proprio ruolo di fronte ad una sfida. Catania può vincere la sua sfida sia nella selezione che la promozione concreta del suo programma per Capitale della Cultura 2028”.

 

Le complessità di Catania messe a nudo in audizione

“La città di Catania ha delle complessità. È affascinante, plurale, creativa, ma anche attraversata da povertà multiple. È una città che vive delle povertà economiche, educative, relazionali. Una delle città metropolitane tra le quattordici che vive con il reddito medio piu basso e con un tasso di partecipazione culturale ancora molto basso: solo una persona su quattro, tra gli adulti; solo una persona su cinque tra i minori”.

Le parole del presidente di Officine Culturali Francesco Mannino, per quanto difficili, hanno in qualche modo rassicurato la commissione dell’utilità di un titolo assegnato a Catania. Le difficoltà del territorio sono note e lo stesso ministero ha voluto lasciarle emergere per ottenere le giuste risposte dai promotori del dossier. Mannino è intervenuto durante l’audizione insieme ai rappresentanti di Isola Catania, il Teatro Stabile di Catania, l’Archivio di Stato etneo.

“Queste profonde disuguaglianze descrivono dei bisogni forti come quelli di una produzione culturale e artistica che sia davvero accessibile, come dei presidi distribuiti nel centro, ma soprattutto nelle periferie che siano presidi civici e consentano coesione sociale”. La soluzione potrebbe arrivare dall’ok alla candidatura catanese.

“Catania 2028 significherebbe la costruzione condivisa del diritto alla città. Trovare delle risposte a sogni individuali e bisogni collettivi che la cittadinanza esprime. Significherebbe uno straordinario anno di sperimentazione che consenta al piano partecipato per la cultura di ripartire dal 2029 raccogliendo l’eredità di Catania Capitale. Creare fiducia e stabilizzazione della partecipazione culturale verso il 2038”.

L’appoggio super partes di Maria Cristina Busi Ferruzzi

“Ci tengo a precisare che sono bolognese, perciò un giudice imparziale, che vede i difetti. A Catania ne vedo ben pochi, sarà perchè ne sono innamorata”. Un altro intervento da sottolineare è stato quello della presidente di Confindustria Catania di Maria Cristina Busi Ferruzzi. Bolognese e donna a guida degli industriali catanesi.

“Sono onorata di essere presidente di Confindustria Catania, prima donna dopo 100 anni, anche questo è crescita culturale – ha spiegato l’imprenditrice dalla sala Giovanni Spadolini – Catania c’è sempre a livello nazionale. All’inaugurazione dei giochi Olimpici di Milano – Cortina c’era il nostro Vincenzo Bellini – come per Pesaro candidata c’è Rossini -, oggi rappresento 700 associati, 29 mila lavoratori e delle aziende dell’Etna Valley invidiate da tutta Italia”.

“Milano non ha gli aranci, noi sì” ha voluto, poi, sottolineare Busi Ferruzzi per lasciare intendere il plus portato a Catania dal polo agroalimentare.

Il titolo di Capitale della Cultura 2028 come “defibrillatore” per la città

Il sindaco di Catania, Enrico Trantino, si è anche commosso durante l’audizione. Chiudendo la presentazione del dossier, ha chiesto alla commissione del Ministero della Cultura di concedere la nomina a Catania immaginandola come un salvavita. “Il nostro passato è lì e non ce lo tocca nessuno. Il nostro progetto è li e comunque lo realizzeremo – ha spiegato – noi vediamo l’eventuale riconoscimento come fosse un defibrillatore per fare ripartire il cuore dei tanti catanesi che per troppo tempo non hanno creduto nella nostra città e la sua straordinarietà.

Abbiamo bisogno di convincere i nostri ragazzi che si può tornare, bisogno di far sapere che c’è una città viva, dinamica. In questo senso paghiamo lo scotto non indifferente di amare Catania, è l’unica per cui mia moglie è gelosa, e questo amore si sta diffondendo grazie a chi lo sta trasferendo agli altri. Dunque, se noi avessimo un ulteriore elemento per far capire quanto Catania possa essere osservata con considerazione, il percorso sarebbe piu facile”. Lo ha detto il sindaco di Catania prima di lasciare l’ultima parola a Fiorello.

 

Luca Palmitano, Fiorello e la musica di Franco Battiato

Sono stati tre i catanesi illustri che hanno appoggiato la candidatura di Catania  durante l’audizione di sala Spadolini. L’atronauta Luca Palmitano ha registrato il proprio messaggio da Houston, ma è dentro il programma del dossier con attività in collaborazione con l’Infn. Fiorello è stato voce narrante e co-protagonista di un video che mostra Catania sulle note di “La Cura” di Franco Battiato. Il Golfo di Catania, Aci Castello, l’Etna, la Cripta di Sant’Euplio, il Duomo, la scalinata dei Benedettini, la festa di Sant’Agata e l’Anfiteatro romano di Piazza Stesicoro sono state sorvolate “per alzare lo sguardo in qualcosa piu grande, che è Catania”.