AGIRA – È stato condannato a 18 anni di reclusione, da parte del Gup del tribunale di Caltanissetta Santi Bologna, Giovanni Scaminaci, accusato di aver tentato la riorganizzazione della cosca mafiosa agirese. Alla base del processo le indagini facenti parte dell’operazione Cerere della polizia, su coordinazione della Dda Nissena.
La condanna di Giovanni Scaminaci, per l’accusa è un referente dei Santapaola
Condannati anche Antonio Scaminaci, a due anni e due mesi di reclusione con l’esclusione dall’aggravante mafiosa e l’assoluzione per un capo di imputazione, e Luigi Campagna, a 4 anni e 8 mesi. Ritenuti responsabili, poi, anche: Vincenzo D’Agostino, con 3 anni, Nello Galati Sardo, 6 anni e 2 mesi, Michele Antonino Grasso, 4 anni e 8 mesi, Alessio Russo Papo, 5 anni e Gaetano Salimeni, 3 anni e 4 mesi. Sono stati, invece, assolti Giuseppe Grasso e Mario Tuttobene.
Secondo quanto affermato dalla Dda, rappresentata dal pm Roberto Condorelli, Scaminaci sarebbe un referente per conto dei Santapaola. Il compito, infatti, era quello di riaffermare sul territorio la presenza mafiosa, dopo gli otto anni di carcere in seguito al processo “Green Line”. Un ritorno che avrebbe, secondo quanto affermato dall’accusa, portato con sé intimidazioni e pressioni all’interno del settore agricolo. Riconosciuta, quindi, la responsabilità di Scaminaci il giudice ha applicato la continuazione della precedente sentenza, emessa dalla Corte d’appello di Caltanissetta. Ad essere disposte, oltre alla pena detentiva, anche l’interdizione dai pubblici uffici, la libertà vigilata per tre anni a fine pena e la revoca dei benefici assistenziali.
Secondo quanto emerso dall’inchiesta, infine, Scaminaci avrebbe sancito la propria influenza tramite delle richieste simboliche e significative. Nello specifico si parla di: cinque metri cubi di calcestruzzo, a un’impresa impegnata nei lavori della strada comunale Pietralonga-Spinapulici; 14 ettari di terreno, in contrada Ponte Mangiagrilli per il pascolo



