La folle esperienza di un catanese in Australia per colpa di un killer “fantasma”

La folle esperienza di un catanese in Australia per colpa di un killer “fantasma”

CATANIA – Ci sono oltre 16mila km di distanza tra Catania e Myrtleford, un piccolo spazio cittadino del Victoria. Due luoghi ampiamente diversi per cultura e soprattutto “caoticità”.

Eppure, è proprio in questo angolo remoto dell’Australia, tra fabbriche di legname e foreste fitte, che la vita di Lorenzo Pavone, un giovane catanese partito in cerca di opportunità, si è incrociata con un episodio di pura cronaca nera.

Un catanese nel giallo d’Australia

Lorenzo fa parte di quella generazione di ragazzi che non ha avuto paura di lasciare il sole della Sicilia per mettersi alla prova dall’altra parte del mondo. A Myrtleford, un centro di meno di 4mila abitanti, la sua routine era quella tipica di chi va in Australia per “farsi le ossa”.

“La mia routine era scandita dal lavoro che avevo, ovvero operatore di linea in una fabbrica di legna appena fuori il paese,” racconta Lorenzo. “E poi, quando finivo, aiutavo mio fratello con la pizzeria che ha. Nel frattempo lavoravamo anche nel ristrutturare un locale che mio fratello ha comprato appena sono arrivato, per renderlo un ristorante di pasta”.

Un’esistenza tranquilla, divisa tra il turno in fabbrica e il sogno di avviare un’attività di famiglia in un paesino con un’unica via principale. Ma la pace di Myrtleford stava per essere interrotta bruscamente.

Gli spari e il caso

Tutto inizia con un banale controllo amministrativo. Una pattuglia di polizia si reca a casa di un proprietario terriero locale, Dezi Freeman 56 anni, per verificare il rinnovo del porto d’armi. Quello che doveva essere un incontro di routine si trasforma in tragedia.

“Mentre alcuni colleghi discutevano con il proprietario, sentono degli spari,” spiega Lorenzo. “Il 56enne ha iniziato a usare il suo fucile sui poliziotti e ne ha uccisi due. Subito dopo riesce a scappare e si addentra nei boschi”.



L’uomo, che conosceva ogni centimetro di quella campagna, “avendoci vissuto per tutta la vita” spiega il ragazzo, diventa improvvisamente il fuggitivo più ricercato della zona. Per la comunità di Myrtleford inizia un periodo sospeso tra realtà e tensione.

In foto Dezi Freeman

Un mese di tensioni e curiosità

Per circa un mese, il cielo sopra la cittadina non è più solo quello limpido del Victoria, ma viene sporcato costantemente dalle macchie degli elicotteri. La polizia presidia le strade e invia messaggi d’allerta quotidiani sui telefoni dei residenti.

“La polizia mandava giornalmente SMS a tutti gli abitanti per chiedere di fare attenzione perché in giro c’era questo qua che girava armato”, ricorda Lorenzo. Nonostante la gravità della situazione – un uomo armato e in fuga che aveva già ucciso due agenti – l’atmosfera tra i locali era strana, quasi paradossale. “L’aria in giro non era così tesa. Non c’era paura, c’era solo un minimo di preoccupazione, o meglio, curiosità di sapere se l’avrebbero preso”.

Gli SMS inviati ai cittadini

Questa relativa calma derivava anche dal “profilo” del fuggitivo, descritto come un uomo avverso non ai cittadini, ma alle Autorità. “In realtà non si correva un grosso pericolo in quanto Freeman affermava sempre di avercela con lo Stato. Era tipo un anarchico, non puntava alla gente comune”.

Myrtleford oggi e il mistero perenne

Il mistero di quell’uomo nei boschi resta nell’aria. Nonostante l’imponente dispiegamento di forze, il “Rambo” del Victoria sembra essere svanito nel nulla.

“Da quello che so, non è più stato trovato”, conclude Lorenzo. “Non si sa se giri ancora nella montagna là vicino o se si sia spostato chissà dove”. L’ultimo aggiornamento ufficiale che arriva dai media australiani risale al 6 febbraio 2026. Secondo gli agenti, Dezi Freeman potrebbe essere addirittura deceduto tra gli alberi del Mount Buffalo.

Una storia che ci ricorda quanto sia vero il detto che “in ogni parte del mondo, c’è almeno un catanese“.