CATANIA – Il 16 febbraio 2026 al Liceo Statale “Lombardo Radice” di Catania si è tenuto un incontro sulla legalità e il contrasto alla criminalità, organizzato dalle docenti Mariangela Bellofiore e Ivana Ballistreri. L’evento è stato un laboratorio di cittadinanza attiva che ha visto gli studenti a confronto con i vertici di Magistratura, Forze dell’Ordine e Libera Impresa. Un dialogo diretto per fornire ai giovani gli strumenti critici necessari a respingere ogni condizionamento mafioso, confermando la scuola come presidio fondamentale di libertà sul territorio.
L’incontro con gli studenti si colloca all’interno del progetto ideato dall’associazione antiracket Libera Impresa, iniziativa sostenuta per il terzo anno consecutivo dalla Commissione regionale Antimafia. Al centro del programma vi è l’assegnazione di una borsa di studio destinata alla migliore elaborato che tratti i temi del contrasto alla criminalità e della diffusione della cultura della legalità.
Il dibattito ha visto la partecipazione di numerose personalità di rilievo, a partire da Rosario Cunsolo, presidente di “Libera Impresa” affiancato dai membri del Consiglio Direttivo dell’associazione Luana Ilardo e le sorelle Caponnetto che hanno vissuto in prima persona il dramma della lotta alla criminalità organizzata. Con il loro impegno, rappresentano oggi un esempio vivente di resistenza alla mafia, invitando i giovani a guardare con fiducia alle Istituzioni e alimentando una concreta speranza nel cambiamento.
Sono inoltre intervenuti Jose Marano componente della Commissione regionale Antimafia, Sebastiano Mignemi, Presidente della Prima Sezione Penale della Corte d’Appello di Catania, il capocentro della Dia di Catania Felice Puzzo, il capitano Riccardo Capodivento, comandante dei Carabinieri di Gravina di Catania, e la pari grado della Guardia di Finanza di Acireale, Agnese Santini, il commissario della Questura di Catania Rino Lo Mascolo e l’avvocato Alessia Falcone, in rappresentanza del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Catania, tutti uniti nel sottolineare il ruolo cruciale della scuola nella formazione di cittadini onesti e responsabili.
Il presidente di Libera Impresa, Rosario Cunsolo, ha illustrato il ruolo concreto dell’Associazione nel sostegno a chi decide di ribellarsi al ricatto mafioso senza mai lasciare sola la vittima: dal momento delicatissimo della denuncia fino alle aule di tribunale, offrendo assistenza legale, psicologica e burocratica per assicurare che nessuno venga lasciato solo davanti alle ritorsioni o alle lungaggini dei processi.
Durante il suo intervento, Jose Marano ha invitato gli alunni a seguire le Leggi come bussola di vita, ribadendo che solo la buona politica non rimane indifferente e può scardinare l’illegalità.
Il magistrato Sebastiano Mignemi ha esortato gli studenti a pretendere legalità dalle Istituzioni e a rifiutare i condizionamenti mafiosi per crescere come cittadini liberi. Ha indicato il rispetto delle regole e la Costituzione come basi necessarie per sconfiggere la violenza e ha riaffermato la superiorità dello Stato su ogni forma di illegalità.
Il Capocentro della DIA di Catania, Felice Puzzo, ha evidenziato come Istituzioni solide e una cultura critica siano le uniche difese contro le letture semplificate della realtà o le manipolazioni criminali.
L’Avv. Falcone dell’Ordine degli Avvocati di Catania, ha messo in guardia dalla pericolosa fascinazione del male e ha spiegato come la criminalità, offrendo modelli di riferimento errati e illusori, venga spesso mitizzata come via rapida per il successo.
Sono intervenute inoltre le Forze dell’Ordine con il Capitano Capodivento dei Carabinieri che ha proposto un’analisi lucida sulla capillarità dei fenomeni criminali, offrendo l’immagine di uno Stato dal volto umano e amico, capace di ascoltare e proteggere i cittadini.
Il Capitano Santini ha illustrato il ruolo strategico della Guardia di Finanza nel contrasto alle organizzazioni mafiose: colpire i patrimoni illeciti e procedere alla confisca dei beni significa recidere i flussi finanziari che alimentano il controllo del territorio e indebolire drasticamente il potere reale dei clan, trasformando il profitto del crimine in risorse restituite alla collettività.
Il giovane Tenente Greco ha portato la sua testimonianza personale, descrivendo l’impegno quotidiano nell’Arma come una scelta di vita che offre soddisfazioni umane e professionali straordinarie, nate dalla consapevolezza di contribuire concretamente alla sicurezza e alla giustizia del Paese.
Il Commissario della Questura di Catania, Lo Mascolo, ha ribadito la centralità della denuncia, assicurando che lo Stato non si limita alla repressione ma che offre alle vittime una tutela a 360 gradi.
La docente Mariangela Bellofiore, referente per l’Educazione Civica e moderatrice dell’evento, ha sottolineato come la politica debba essere un esempio di integrità e vita etica, capace di restituire ai giovani la fiducia nelle Istituzioni. Invitando gli studenti a saper distinguere sempre tra bene e male, ha illustrato i dettagli del concorso di Libera Impresa: un’iniziativa che premierà con una borsa di studio la migliore tesina, saggio o articolo sulla lotta alla criminalità, valorizzando l’impegno civile e la riflessione critica dei ragazzi. I vincitori, che riceveranno premi in denaro fino a 200 euro, verranno annunciati nella cerimonia del 15 maggio 2026.
Preziosa e particolarmente toccante è stata la testimonianza di Giulia Caruso, che ha ripercorso il dramma vissuto a causa delle estorsioni: «Ci hanno tolto tutto: il sonno, la salute, la serenità». In un momento di estrema disperazione, Giulia ha raccontato di aver pensato di pagare pur di riacquistare la libertà, scoprendo però la terribile realtà del racket: ogni pagamento non è mai una fine, ma solo un acconto per ulteriori pretese. Da qui la sua inversione di rotta che l’ha portata alla denuncia per proteggere la propria famiglia, ma anche per liberare il territorio dalla presenza criminale e riappropriarsi della propria dignità.
Tali riflessioni sono diventate materia di confronto su temi importanti come il coraggio della denuncia, la difficoltà di resistere alle lusinghe dei modelli criminali e il ruolo della fiducia nelle forze dell’Ordine stimolando una profonda curiosità negli studenti e nel rappresentante d’Istituto Giordano Mirone, che hanno animato il dibattito con domande dirette e cariche di senso civico.
Questo scambio ha dimostrato come la scuola, quando si apre al territorio e alle Istituzioni, diventi il luogo privilegiato per trasformare l’informazione in una vera e propria coscienza collettiva.
Il Dirigente Scolastico, Prof. Gianluca Rapisarda ha ribadito come, solo attraverso la conoscenza e la coscienza civile, i giovani possono diventare protagonisti attivi del cambiamento, capaci di respingere con fermezza ogni forma di illegalità e di costruire una società fondata sul rispetto delle regole.



