Lo sfratto per finita locazione: cosa puoi fare se l’inquilino non se ne va

Lo sfratto per finita locazione: cosa puoi fare se l’inquilino non se ne va

Immobile affittato, contratto scaduto, disdetta inviata nei tempi. Eppure l’inquilino è ancora lì, e non ha alcuna intenzione di andarsene. Per molti proprietari questa è una vera e propria situazione da incubo: paura di non rientrare in possesso della casa, ansia per le spese che continuano a correre, senso di impotenza davanti a chi occupa un bene che non è più suo di diritto.

In realtà, l’ordinamento mette a disposizione del locatore strumenti chiari e rapidi per difendersi. A condizione, però, di evitare mosse istintive e di seguire con attenzione la strada giuridica corretta.

La prima regola: non farti giustizia da solo

Quando l’inquilino non esce, la tentazione è forte: cambiare la serratura, staccare la luce, entrare con un fabbro “perché tanto la casa è mia”. Sono reazioni comprensibili a livello umano, ma giuridicamente pericolose:

  • possono integrare un reato (esercizio arbitrario delle proprie ragioni);
  • rischiano di trasformare il proprietario, sul piano legale, da “parte lesa” a soggetto nel torto;
  • complicano, anziché facilitare, il recupero dell’immobile. Il messaggio, per quanto duro, è semplice:
    non esiste scorciatoia lecita fuori dal tribunale.

La buona notizia è che la legge prevede un percorso specifico – lo sfratto per finita locazione – pensato proprio per questi casi.

Prima del giudice: la via del dialogo

Prima di imboccare la strada giudiziaria, vale sempre la pena tentare un approccio più morbido: spiegare con calma all’inquilino che il contratto è scaduto, che la disdetta è valida, che si è pronti a evitare il tribunale se viene concordata una data seria di rilascio.
Se il dialogo non basta, il passo successivo è una comunicazione formale, preferibilmente tramite avvocato, in cui si chiede:

  • il rilascio immediato dell’immobile (o entro una data precisa);
  • con l’avviso espresso che, in mancanza, si procederà in via giudiziale, con aggravio di spese a carico dell’inquilino.

Se né il dialogo né la diffida funzionano, non resta che ricorrere allo sfratto per finita locazione, la procedura prevista dagli artt. 657 e seguenti del codice di procedura civile.

Può essere utilizzata:

  • quando il contratto è già scaduto e l’immobile non è stato riconsegnato;
  • quando il contratto sta per scadere, ed è stata data regolare disdetta nei termini, ma l’inquilino fa capire che non ha intenzione di andarsene.

Il cuore della procedura è l’atto di intimazione di sfratto per finita locazione, che l’avvocato del proprietario notifica all’inquilino. Tra la notifica dell’atto e l’udienza devono trascorrere almeno 20 giorni liberi, per dare all’inquilino il tempo di organizzare difesa ed eventuali opposizioni. La competenza è del Tribunale del luogo in cui si trova l’immobile: non si può scegliere un foro diverso. Con lo stesso atto il proprietario può già chiedere, oltre al rilascio: il pagamento di una indennità di occupazione, per il periodo in cui l’immobile è trattenuto senza titolo; il risarcimento dei danni (ad esempio per mancata locazione a terzi).

L’udienza di convalida ha tre scenari possibili:

  • l’inquilino non si presenta

Se l’inquilino non compare e la notifica è regolare, il giudice convalida lo sfratto; emette un’ordinanza che ha valore di titolo esecutivo. Tradotto: il proprietario ha in mano il provvedimento che gli permetterà, se serve, di arrivare allo sgombero forzato.

  • l’inquilino si presenta ma non si oppone

Se il conduttore va in udienza ma non solleva obiezioni, il risultato è lo stesso: Il giudice convalida lo sfratto; L’ordinanza è immediatamente esecutiva. Viene stabilito il termine entro cui l’inquilino deve lasciare l’immobile. Spesso, in questo caso, si riesce a concordare una data concreta e un rilascio meno conflittuale.

  • l’inquilino si oppone

Se l’inquilino si presenta e si oppone, sostenendo ad esempio: che la disdetta è nulla o tardiva; che il contratto si è rinnovato; che la situazione è diversa da quella descritta dal proprietario.

Il Giudice valuta le sue eccezioni.

Se le ritiene deboli (non sorrette da prove o da “gravi motivi”), può comunque ordinare il rilascio immediato, con un’ordinanza esecutiva, riservandosi di discutere in un secondo momento le questioni sollevate. Se, invece, le obiezioni appaiono fondate o comunque serie, il procedimento speciale si trasforma in una causa ordinaria: tempi più lunghi, prove, udienze successive.

L’ordinanza di convalida: il “passaporto” per riprenderti casa

Quando il giudice convalida lo sfratto, l’ordinanza:

  • è immediatamente esecutiva;
  • stabilisce da quando l’inquilino deve lasciare l’immobile; può contenere la condanna al pagamento dell’indennità di occupazione e delle spese legali.

Da quel momento il proprietario non ha più solo “ragione morale”, ma possiede un titolo giuridico forte, spendibile nella fase successiva: l’esecuzione. Se l’inquilino non lascia l’immobile Può accadere che, anche dopo l’ordinanza di convalida, l’inquilino continui a rimanere dentro casa. In questo caso, si apre la fase dell’esecuzione forzata di rilascio:

  • L’avvocato notifica all’inquilino un atto di precetto, cioè l’ultima intimazione a lasciare l’immobile entro un certo termine.
  • Se il termine del precetto trascorre inutilmente, si chiede l’intervento dell’Ufficiale Giudiziario.
  • L’Ufficiale Giudiziario fissa una o più date per presentarsi all’immobile; se incontra resistenza, può chiedere l’ausilio della forza pubblica.
  • Al termine, viene redatto il verbale di rilascio, con cui si certifica che l’immobile è stato effettivamente liberato e riconsegnato al proprietario. È il momento in cui, finalmente, il locatore rientra concretamente in possesso della sua casa. Perché affidarsi a un avvocato.

Lo sfratto per finita locazione è, da un lato, una procedura pensata per essere rapida ed efficace; dall’altro, è pieno di passaggi tecnici. Un errore in una di queste fasi può significare mesi di ritardo, se non la necessità di ricominciare.

Per questo è importante:

  • non aspettare troppo: prima si interviene, più si riducono i danni (economici ed emotivi);
  • scegliere un professionista esperto in locazioni e sfratti, che conosca sia la legge sia la prassi concreta dei tribunali e degli Ufficiali Giudiziari della zona.

Un messaggio ai proprietari: difendere la casa è possibile

Ritrovarti con un inquilino che rifiuta di lasciare l’immobile può farti sentire senza strumenti, ma non lo sei. La legge mette a tua disposizione un procedimento preciso – lo sfratto per finita locazione – che, se ben gestito, ti permette di: far accertare dal giudice che il contratto è finito; ottenere un’ordinanza esecutiva di rilascio; arrivare, se necessario, allo sgombero forzato con l’intervento dell’Ufficiale Giudiziario.

La chiave è non improvvisare, non agire d’istinto e non restare solo.

Se temi di perdere il tuo immobile perché l’inquilino non vuole andarsene, è il momento di parlarne con chi, ogni giorno, tutela i proprietari in situazioni come la tua.

Difendere la tua casa è possibile: il passo successivo è decidere di farlo con l’aiuto giusto.

AVV. ELENA CASSELLA