SICILIA – Non riescono a “spuntarla” le due norme principali previste dal ddl Enti Locali.
La prima è quella che prevede l’inserimento in Sicilia della figura di consigliere comunale supplente; la seconda invece avrebbe permesso ai sindaci dei Comuni con meno di 15mila abitanti di ricoprire un terzo mandato.
Complice della loro “caduta” la modalità segreta di voto, che non avrebbe fatto esitare i deputati a bocciare gli unici articoli rimanenti della riforma.
La norma sul consigliere comunale supplente è stata respinta con 32 voti a sfavore contro 22 favorevoli. Ancora più drastico il “no” nei confronti di quella del terzo mandato, bocciata con 34 voti sfavorevoli a fronte di 24 “sì”.
Il commento di Galvagno: “Restano solo macerie”
A non prendere bene la valanga di “no” è stato il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno. Non si sarebbe accorto di avere ancora il microfono aperto quando avrebbe sbottato, dicendo che “questa è solo demagogia“. Eloquente il suo commento successivo: “Di questo ddl è rimasto ciò che ha deciso l’aula, con voto segreto e con voto palese: macerie“.
In bilico la norma sulla rappresentanza di genere
E ora, tra le norme ancora da approvare, rischia di “cadere” anche quella sulle cosiddette quote rosa. E proprio davanti alla sede dell’Assemblea regionale siciliana, a Palazzo dei Normanni, si è tenuta in queste ore una manifestazione a favore della norma sul 40% di rappresentanza di genere nelle giunte comunali.
Via libera al “tagliando antifrode”
Via libera invece per la norma sul tagliando antifrode, proposta alla deputata M5S Roberta Schillaci con l’obiettivo di porre un freno ai brogli elettorali, applicando sulle schede uno specifico tagliando che ne testimonia l’autenticità.



