CATANIA – Mentre tra i vicoli di via Plebiscito il fumo dei “fuculari” continua a caratterizzare le giornate dei catanesi, a Roma si prepara un terremoto normativo che potrebbe cancellare secoli di tradizione etnea. Una proposta di legge bipartisan, approdata in Senato, punta a cambiare radicalmente lo status giuridico degli equidi: cavalli, asini, muli e pony diventerebbero ufficialmente “animali d’affezione”, equiparati per legge a cani e gatti.
Se la norma venisse approvata, la macellazione e il consumo di carne equina diventerebbero illegali. Un duro colpo per la gastronomia nazionale, ma che sotto l’Etna assume i contorni di una vera emergenza culturale.
Possibile stop alla carne di cavallo, sanzioni da 100mila euro e carcere
L’iniziativa, sostenuta tra gli altri da Susanna Cherchi (M5S), Luana Zanella (AVS) e Michela Brambilla (Noi Moderati), non concede sconti.
La proposta introduce un sistema sanzionatorio durissimo:
- carcere: Per chi alleva o macella equidi a scopo alimentare è prevista la reclusione da 3 mesi a 3 anni.
- multe salatissime: Le sanzioni pecuniarie vanno da 30.000 a 100.000 euro.
- aggravante commerciale: Se la carne viene effettivamente messa in commercio (nelle macellerie o nei ristoranti), la pena è aumentata di un terzo, portando le multe potenzialmente sopra i 130.000 euro.
- “schedatura” obbligatoria: Ogni animale dovrà avere un microchip e figurare come “No DPA” (non destinato alla produzione alimentare).
Il rischio “mercato nero” della carne di cavallo
Il timore è che un divieto così radicale non fermi il consumo, ma lo spinga nell’illegalità. In una realtà come quella catanese, dove la domanda di carne di cavallo è altissima e quotidiana, il rischio è la nascita di un circuito clandestino.
Senza più macelli autorizzati e controlli sanitari dei veterinari ASP, la carne potrebbe arrivare da macellazioni “di fortuna” in stalle improvvisate, prive di ogni norma igienica. Un mercato nero che sfuggirebbe al fisco e, soprattutto, metterebbe a serio rischio la salute pubblica.
I pensieri dei catanesi
Passeggiando per le zone dello street food catanese, l’atmosfera è di sottile incredulità. Il tema è oggetto di battute e riflessioni più pragmatiche che ideologiche. Il sentire comune in città è che questa proposta sia “lontana” dalla realtà quotidiana. Si respira un certo scetticismo sulla fattibilità pratica. Molti evitano il tutto con un “ma quando mai”, altri invece si chiedono che fine farebbero le miriadi di macellerie etnee.
Ben 6 milioni di euro per gli allevatori
Per ammorbidire il colpo, la proposta prevede uno stanziamento di 6 milioni di euro per aiutare gli allevatori a trasformare le loro aziende in centri di recupero o strutture per il turismo equestre.
Se la legge dovesse passare, la classica “fuma” di via Plebiscito potrebbe diventare un ricordo sbiadito, lasciando Catania orfana di uno dei suoi simboli.
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