CATANIA – Era il 2018 quando, per la prima volta, la casa d’aste Christie’s batteva un’opera realizzata da un algoritmo, segnando simbolicamente l’ingresso dell’Intelligenza Artificiale nel mercato ufficiale dell’arte contemporanea. Se una macchina può produrre arte, dove si colloca il confine tra creatività umana e calcolo? È solo uno dei tanti “confini” che l’uso sempre più generalizzato dell’IA in tutti i settori – dall’economia alla sanità, dall’informazione alla formazione – supera,suscitando e alimentando un dibattito ampio e articolato.
Quali opportunità apre, dunque, l’Intelligenza Artificiale? E quali rischi comporta sul piano etico, sociale e antropologico?
A questi interrogativi ha dato spazio la conferenza “L’Intelligenza Artificiale, opportunità e rischi, implicazioni etiche”, svoltasi ieri 13 febbraio presso il Centro Congressi di Nicolosi, nell’ambito dell’Educazione civica e dell’Azione progettuale 4 PTOLISS del PTOF dell’I.I.S. “Marchesi” di Mascalucia, coordinata dalla referente, prof.ssa Agata R. Cullurà, in coerenza con la Legge 92/2019 e con il DM n. 35 del 22 giugno 2020.

Sono intervenuti, il prof. Giovanni Giuffrida, esperto di informatica, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali di Catania; il prof. Antonio Quinci, scrittore; il prof. Matteo Negro, ordinario di filosofia teoretica presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali di Catania.
Il confronto è entrato nel vivo dell’argomento con un puntuale excursus storico della nascita ed evoluzione dell’IA e ha attraversato questioni decisive: la distinzione tra intelligenza e semplice capacità di calcolo, tra coscienza critica e probabilità statistica, tra decisione autonoma e programmazione algoritmica. Accanto alle potenzialità in ambito medico, scientifico e organizzativo, sono stati evidenziati i rischi legati all’uso non regolato delle tecnologie, alla manipolazione dell’informazione e alla progressiva delega delle scelte umane ai sistemi automatizzati.

Tra i pericoli più insidiosi è emerso quello dell’“empatizzazione” e dell’“umanizzazione” del chatbot così come della polarizzazione ideologica: la tendenza a proiettare sulle macchine intenzioni ed emozioni che non possiedono e, allo stesso tempo, a trovare conferme alle proprie convinzioni sottratte al confronto democratico con gli altri. Un rischio culturale prima ancora che tecnico, che richiama scenari già evocati dal cinema di fantascienza – dal mondo distopico di Blade Runner alle narrazioni incentrate su relazioni affettive con entità artificiali – dove il confine tra umano e artificiale si fa ambiguo e problematico.
Se è vero che le macchine possono elaborare dati in quantità e con velocità immensamente superiori rispetto all’essere umano, resta tuttavia una differenza sostanziale: l’algoritmo non possiede coscienza, non ricerca senso, non assume responsabilità. Viene alla mente l’attualità della riflessione di Jean-Paul Sartre sulla “condanna” della libertà: all’uomo spetta inevitabilmente la responsabilità morale ed etica delle proprie scelte.

Studentesse e studenti hanno animato il confronto con domande puntuali sull’affidabilità degli algoritmi, sull’uso dell’IA come supporto psicologico sostitutivo della relazione umana, sull’impatto nel mondo del lavoro e sull’uso dell’AI nella didattica. Le loro riflessioni hanno dimostrato consapevolezza critica e desiderio di comprendere strumenti destinati a incidere profondamente sul futuro scenario professionale e sociale.
La Dirigente Scolastica prof.ssa Benedetta Liotta ha ribadito il compito fondamentale dell’istituzione scolastica in questa delicata fase di trasformazione: «La scuola forma e non addestra, educa alla cittadinanza attraverso la partecipazione e la relazione umana». Un richiamo netto alla centralità della persona, alla dimensione relazionale e alla funzione critica del sapere, che nessun algoritmo può sostituire.
A conclusione del dibattito, la band musicale ZeroSpace del Concetto Marchesi si è esibita in una performance musicale coerente con il tema dibattuto, ricordando che l’arte, quella vera, resta un’emozione umana.
L’incontro ha confermato come l’Intelligenza Artificiale non sia soltanto una questione tecnologica, ma un tema culturale e civile che interpella filosofia, scienza, diritto ed educazione. La riflessione resta aperta. E la sfida continua.
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