MESSINA – Nei giorni scorsi, su delega della Procura della Repubblica di Messina, i militari del comando provinciale della Guardia di Finanza hanno eseguito un decreto di sequestro di beni per un valore superiore a 1,2 milioni di euro nei confronti di due soggetti indagati per truffa ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria.
L’inchiesta
Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Messina, su richiesta della Procura (Sezione Criminalità economica), che ha coordinato le indagini delegate al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria. L’inchiesta è partita dalla denuncia di due investitori che avevano segnalato il mancato rimborso dei capitali affidati.
La ricostruzione dei fatti
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i due indagati, uno operante nel Messinese e l’altro in territorio elvetico, avrebbero sfruttato la loro pregressa esperienza nel settore della consulenza finanziaria per attirare clienti, proponendo investimenti nel settore obbligazionario di società maltesi, prospettando rendimenti elevati e sicuri. In realtà, i titoli sarebbero stati riconducibili a una società direttamente riferibile a uno degli indagati.
Per rendere credibile il sistema, inizialmente sarebbero stati corrisposti guadagni legati a “cedole periodiche”, fatti apparire come provenienti da una società fiduciaria nazionale, così da alimentare la fiducia degli investitori e le aspettative di profitto.
Le indagini hanno inoltre portato alla luce una complessa rete di schermature: le somme raccolte, secondo l’accusa, venivano trasferite su conti correnti a Malta o presso altre società estere, con l’obiettivo di occultare l’identità del reale beneficiario. Gli accertamenti, svolti anche in coordinamento con gli organismi di vigilanza e regolazione, avrebbero evidenziato che nessuna delle società coinvolte era autorizzata alla raccolta del risparmio e che gli indagati non possedevano i requisiti per operare nel settore.
I provvedimenti
Il Gip, ravvisando il pericolo di dispersione del patrimonio verso l’estero, ha disposto il sequestro di circa 1,3 milioni di euro, somma ritenuta corrispondente al profitto illecito.
Nel corso dell’inchiesta è emerso anche il presunto coinvolgimento della moglie di uno dei consulenti, indagata per aver messo a disposizione il proprio conto corrente al fine di occultare le provvigioni che sarebbero state indebitamente percepite dal marito.
Note
Si precisa che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Gli indagati devono considerarsi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna. Il provvedimento cautelare reale può essere impugnato e i successivi gradi di giudizio potrebbero anche concludersi con l’esclusione di ogni responsabilità e la restituzione dei beni agli aventi diritto.



